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Lezione-concerto di Unione Musicale sul folklore nella musica classica 

Sabato 8 marzo, si è tenuta al Teatro Vittoria l’ultima lezione-concerto Solo per le tue orecchie, un progetto interattivo pensato per guidare un pubblico di appassionati verso un ascolto più consapevole della musica classica. Matteo Borsarelli e Eugenio Catale (al pianoforte e al violoncello) sono stati gli interpreti della serata, insieme ad Antonio Valentino, docente al Conservatorio Verdi di Torino e direttore artistico di Unione Musicale. Valentino, con la sua competenza tecnica e storica, ha illustrato le particolarità di compositori che hanno assorbito le tradizioni musicali della loro terra trasformandole in musica colta. Il programma è stato suddiviso in tre sezioni: le Danze popolari rumene di Béla Bartók, la Suite Italienne di Igor’ Stravinskij e Le Grand Tango di Astor Piazzolla.

Foto da ufficio stampa Unione Musicale

Valentino ha dapprima introdotto Béla Bartók, compositore ungherese, pioniere dell’etnomusicologia che realizzò una quantità incredibile di raccolte di musiche popolari soprattutto della Transilvania. 
Le Danze popolari rumene sono suddivise in sei danze, caratterizzate da tratti peculiari che Valentino ha descritto dando chiare spiegazioni tecniche, affiancate dagli esempi musicali dei due interpreti. 

La prima, La Danza del Bastone, ha un ritmo fortemente irregolare. Il nome proviene da una danza tradizionale eseguita da uomini con un bastone in mano che si sfidavano in movimenti coreografici. Segue La Danza della Fascia, di origine serba, in cui la pulsazione regolare del pianoforte si mantiene mentre il tempo si fa più brillante. La terza danza è La Danza sul Posto: il movimento dei ballerini infatti è particolarmente limitato, perciò il suono del pianoforte diventa ipnotico e statico, mentre il violoncello si inserisce con piccole fioriture arabeggianti. La quarta danza è detta La Danza del Corno ed è di stampo tradizionale e pastorale, con un carattere lirico e contemplativo. 
La quinta danza è una polka, danza tradizionale polacca che qui assume un carattere allegro e spensierato. La danza conclusiva risulta inizialmente lenta per poi diventare più rapida e affine alla danza precedente. 
Dopo aver suonato degli estratti per integrare le spiegazioni del relatore, Borsarelli e Catale hanno eseguito per intero le Danze popolari rumene, con qualche applauso nel mezzo e una grande ovazione finale.

La seconda parte della serata è stata dedicata a Igor’ Stravinskij, compositore che per la prima parte della sua carriera si dedicò alla composizione di brani per balletti sotto ingaggio di Sergei Diaghilev, impresario che rese noti i Balletti Russi a Parigi. Ne nacquero capolavori come L’uccello di fuoco, Petrushka e La sagra della primavera (quest’ultima fece scalpore per la sua modernità ‘primitiva’). 

La Suite Italienne proviene dalla tradizione della musica antica italiana, in particolare dalle opere di Pergolesi, che portarono Stravinskij a un nuovo periodo stilistico, caratterizzato da una sperimentazione basata, fra altre cose, su un utilizzo apparentemente incongruo degli strumenti.

L’estratto è estrapolato dalla Serenata, seguito dall’Aria e dalla Tarantella. La rapidità del pianoforte nella Serenata rimanda al mandolino mentre il violoncello riprende le sonorità tipiche del tamburello. L’Aria è un brano molto brillante che Stravinskij comincia con una serie di pizzicati massicci che evocano un senso di ruvidità, per poi passare al tipico suono dell’arco. L’ultimo brano è la Tarantella ed è particolarmente complesso in quanto caratterizzato da un estremo virtuosismo. L’esibizione colpisce gli spettatori ipnotizzandoli e termina con qualche esclamazione relativa alla bravura dei due interpreti.

La lezione-concerto si conclude con Le grand Tango di Piazzolla, il quale reinventò il tango in chiave colta e contemporanea. Valentino ha spiegato come il tango sia sorto a fine Ottocento tra la capitale dell’Argentina, Buenos Aires, e quella dell’Uruguay, Montevideo, due città molto vicine unite dal Rio de la Plata. Il genere aveva radici profonde nel ceto popolare portuale e veniva ballato soprattutto nei bordelli, per cui suscitò fin da subito scandalo. 

Il brano è eseguito secondo la versione originale, senza necessità di arrangiamenti. 
Piazzolla, per mantenere alto l’interesse, trasforma la ripartizione binaria tipica del tango in una suddivisione più intrigante e frammentata, la quale viene diretta dal pianoforte e seguita dal violoncello, che si unisce seguendone il ritmo oscillatorio.
Durante l’esecuzione, il ritmo ossessivo tiene agganciato il pubblico, soprattutto nel finale, quando diventa sempre più tormentato, strappando un grande applauso, seguito da un’acclamazione collettiva.

La sesta lezione-concerto giunge al termine. Dopo un paio di domande relative all’esibizione, assistiamo alla conclusione, per quest’anno, del progetto “Solo per le tue orecchie” che, giunto alla terza edizione, è apprezzato più che mai.

A cura di Maria Scaletta

Una prova d’amore per la De Sono: Federico Gad Crema

C’è chi il 14 febbraio festeggia San Valentino con cuori e fiori, chi guarda Sanremo sotto le coperte, e poi ci siamo noi che scegliamo di vivere una serata diversa, immersi nella magia della musica dal vivo. Una musica classica che celebra l’amore, che è capace di arrivare dritta al cuore e regalarci una dolce carezza.

È proprio questo che la De Sono, il 14 febbraio, ha voluto portare sul palco del Teatro Vittoria di Torino: note di tre grandi compositori – Schumann, Skrjabin, Debussy – che celebrano l’amore e la fantasia, due valori fondamentali nella vita di ciascuno. La presenza del pubblico è una «prova d’amore per la De Sono», afferma il direttore artistico Andrea Malvano, ma c’è qualcosa di più: la sala gremita e i biglietti esauriti sono la testimonianza che la musica dal vivo (fortunatamente) è al di sopra di ogni cliché.

Foto da cartella stampa, Federico Gad Crema

Protagonista della serata Federico Gad Crema, giovane pianista classe ’99, riconosciuto a livello internazionale e insignito, nel 2013, del premio “Cavalierato Giovanile” per i suoi meriti artistici. Tra il 2021 e il 2023, con il sostegno della De Sono, ha perfezionato i suoi studi conseguendo un Master a Ginevra. Vincitore di numerosi concorsi internazionali, si è esibito insieme a direttori quali David Coleman, Ricardo Castro e Roberto Abbado e, nel 2023, ha fondato il Peace Orchestra Project, un progetto che utilizza la musica come strumento di integrazione sociale.

Federico Gad Crema è il perfetto interprete della doppia anima di Schumann, un po’ Eusebio – delicato – e un po’ Florestano – virtuoso, esuberante. Il concerto, aperto dalla Fantasia op. 17, è stato un incontro straordinario tra virtuosismo e lirismo. Fin dalle prime note, Crema ha dimostrato di essere in perfettamente in sintonia con il compositore, rivelando tensione e profondità emotiva.

I tasti del pianoforte perdono la loro consistenza rigida per trasformarsi in un materiale morbido, soffice, in cui le dita di Crema affondano con leggerezza anche nei passaggi più energici e vigorosi. Il suo tocco è caratterizzato da una morbidezza che emerge anche nei ritmi più vivaci.   

La mano sinistra accompagna con un ritmo incalzante e irregolare – come un battito irrequieto del cuore – la melodia appassionata e piena di tensione della mano destra, passando da momenti di calma malinconica a momenti passionali con improvvise esplosioni sonore e intensi crescendo.

Foto da cartella stampa, Federico Gad Crema

Con il secondo movimento, il più festoso, Crema dimostra la sua grande abilità tecnica, da iper-virtuoso, con ampi spostamenti sulla tastiera ed effetti di sfasamento temporale: un continuo inseguirsi di mano destra e sinistra.
Si sa che le sezioni più energiche e virtuosistiche sono anche quelle che spesso generano gli applausi e, anche in questo caso, il pubblico non è riuscito a trattenersi prima della fine del trittico.

Con Images di Debussy, la ricerca timbrica che caratterizza il compositore emerge in tutte le sue forme. Crema, nella prima sezione Reflets dans l’eau, riesce a restituire con la sua delicatezza e passionalità il flusso sonoro dell’acqua, trasportando l’ascoltatore in un mondo immaginifico, sospeso e lontano. Ogni nota sembra evocare paesaggi incantati, ispirati all’Oriente, le cui sonorità venivano spesso ricercate dallo stesso compositore.

Dopo la pausa più intima e riflessiva con Debussy, arriva il finale impetuoso con la Fantasia op. 28 di Skrjabin. Il flusso dell’acqua si trasforma in un torrente di pensieri, emozioni e idee. Quasi senza alcuna struttura, i suoni vibrano nel corpo del pianista e nell’aria che avvolge la sala, lasciando il pubblico estasiato dalla sua performance che ha saputo unire tecnica e passione. Ogni gesto e movimento del corpo sembrava un’estensione diretta della musica: l’energia e il trasporto passionale emergevano nelle sue improvvise inclinazioni della testa, negli occhi chiusi e nelle espressioni rapite del viso.

Federico Gad Crema ha trasformato la sala del Teatro Vittoria in un contenitore di passioni, sentimenti ed energia. La capacità di fondere abilità tecnica e sensibilità emotiva ha dato vita ad un concerto trascendente che ha trasportato il pubblico in una realtà emozionale avvolgente.

A cura di Ottavia Salvadori

TJF 2023: Louis Sclavis e Federica Michisanti Trio

La vigilia della Festa della Liberazione vede la città assorbita nell’undicesima edizione di un Festival ricco di musicisti e proposte culturali; clima e temperatura sono in linea con le medie stagionali, l’ora è quella dell’aperitivo – le 18 in punto – e al Teatro Vittoria di via Gramsci va in scena il frutto del sodalizio artistico tra il noto clarinettista lionese Louis Sclavis e la contrabbassista e compositrice romana Federica Michisanti, accompagnata dal violoncello di Salvatore Maiore e dalla batteria di Emanuele Maniscalco.

La collaborazione tra i due artisti è del tutto inedita, così come la formazione del quartetto. L’età media del pubblico non è delle più giovani, e i ragazzi presenti sono pochi, ma non mancano certo; si ha la sensazione di trovarsi attorniati da ascoltatori appassionati del genere, nonostante la grande presa esercitata dalla manifestazione anche su semplici curiosi e onnivori musicali.

Louis Sclavis
Louis Sclavis. Credits: Pagina Facebook Torino Jazz Festival

Michisanti coglie qui l’occasione per presentare il suo nuovo progetto, del quale introduce i brani intervallandoli a brevi “note d’autore” riguardo le ispirazioni che hanno dato loro vita. La musicista modella una commistione tra jazz “classico” e influssi più eterogenei, derivati soprattutto dalla musica classica contemporanea. I due brani di apertura (il titolo del primo è “Two”, mentre quello del secondo è ancora da definire, anche se avrà a che fare con l’ambiente in cui è stato composto – una mansarda), eseguiti senza presentazione, danno da subito l’idea di un incastro efficace: l’intesa tra gli artisti è palpabile, e nell’insieme si può ben cogliere la sensibilità propria di ciascun elemento. Le linee melodiche sono affidate soprattutto a Sclavis, che alterna clarinetto e clarinetto basso, e a Michisanti, con il suo contrabbasso spesso caratterizzato da fraseggi rapidi e guizzanti.

federica Michisanti Torino Jazz Festival
Federica Michisanti. Credits: Pagina Facebook Torino Jazz Festival

Diverso spazio è concesso anche a parti improvvisative più o meno larghe, in cui risalta il frizzante drumming di Maniscalco. Quest’ultimo si destreggia tra bacchette, spazzole e mazzuole, con uno stile originale; la batteria presenta un kit abbastanza essenziale, dal quale scaturiscono fantasiose sezioni ritmiche (e poliritmiche). E forse è con il violoncello di Maiore che si apprezzano maggiormente gli accenti di musica contemporanea; le sonorità tipiche dello strumento vengono infatti alternate a pratiche non convenzionali, come l’utilizzo dell’archetto tra ponticello e cordiera – che genera un suono stridente, smorzato – o addirittura un approccio percussivo sulle corde.

Salvatore Maiore Torio Jazz Festival
Salvatore Maiore. Credits: Pagina Facebook Torino Jazz Festival

Una componente evocativa è imprescindibile per l’opera di Michisanti, che intitola uno dei suoi brani “B4PM”, ovvero “Prima delle quattro [del pomeriggio]”, con riferimento a una “luce particolare” percepita nel suddetto orario della giornata; da menzionare anche “Floathing”, una sorta di neologismo inglese dedicato a una composizione che “cambia continuamente il suo centro tonale”. Proprio durante “B4PM” Sclavis si produce in un lungo assolo col quale, sfoggiando la sua esperienza e il suo talento, strappa un applauso spontaneo ai presenti.

Dopo essersi assentati per pochi secondi dal palco e avere eseguito un ultimo pezzo, gli artisti si congedano dal pubblico con ripetuti inchini, chiudendo un’ora abbondante di concerto. Un jazz che lascia in chi ascolta il sentore di un lavoro profondo, intimo, condotto con l’amore di chi in questa musica sente la propria casa.

A cura di Carlo Cerrato

Dillon e Torquati: un duo pieno di energia alla ricerca di melodie dimenticate

Passione ed espressività sono le due parole con le quali si può descrivere l’interpretazione del Duo Dillon-Torquati.
Con un programma originale che vuole far riscoprire brani dimenticati il Duo, invitato dall’Unione Musicale, ottiene un grande successo al teatro Vittoria il 19 febbraio 2023.

I due musicisti, insieme dal 2007, girano il mondo portando in scena non solo i grandi lavori cameristici ma anche brani poco celebrati. A teatro accanto ad ensemble prestigiose e sulle frequenze radiofoniche, incantano ormai da più di quindici anni il pubblico internazionale.

Con questo spettacolo il Duo ci ha dimostrato come sia possibile accostare brani di repertorio a brani di raro ascolto. Brasile, Francia, Repubblica Ceca e Russia si uniscono in un concerto che ipnotizza gli ascoltatori.
Pensando a questi quattro paesi ci si aspetterebbe repertori molto differenti tra loro, eppure il programma ha dato prova di come procedimenti compositivi che sembrano distanti tra loro, risultino in realtà molto simili.
I quattro compositori ci rivelano come sia possibile unire elementi giocosi e popolari ad elementi più classici, inquieti e rigidi. Esempio lampante Pohádka di Janáček e la Sonata di Prokof’ev: il primo presenta una dimensione fiabesca e una ritmica pungente, il secondo melodie infantili e un tema marziale. A ben guardare, dunque, entrambi i compositori seppur appartenenti a canoni differenti, condividono temi analoghi.

Come richiesto dalle partiture, Dillon è riuscito con grande abilità a sfruttare a pieno le capacità sonore del violoncello utilizzandolo ora come chitarra, ora come strumento percussivo.
La sua energia si è abbattuta sull’archetto che durante l’esibizione ha visto rompersi molti crini, ma questo non lo ha fermato anzi, gli ha dato ancora più energia per continuare a suonare con espressività.

La musica è diventata per il Duo fonte di energia e di divertimento. Nonostante il grande impegno e capacità tecnica richiesta dai brani in programma, i due musicisti hanno trovato il modo di farli propri al punto di riuscire a giocare e a divertirsi su e con essi. Il concerto è
risultato essere un continuo dialogo tra Dillon, Torquati e i loro strumenti, che attraverso gesti e sguardi sono riusciti a comunicare tra loro in maniera affascinante.

I due musicisti con la loro simpatia e gesti teatrali hanno incantato gli spettatori che a gran voce hanno richiesto un bis. Il Duo ha quindi deciso di esibirsi con la Romanza di Skrjabin, donando così al concerto un tocco di lirismo.

A cura di Ottavia Salvadori e Roberta Durazzi

Ozmotic con Elusive Balance: la musica elettronica arriva anche a teatro

Come può la musica dialogare con altre arti? A questa domanda risponde bene il duo Ozmotic, accolto dall’Unione Musicale al teatro Vittoria il 18 febbraio 2023.

Portando in scena Elusive Balance, primo album italiano ad entrare nel catalogo dell’etichetta londinese Touch, esplorano il rapporto tra esseri umani e natura. Sette pezzi in cui musica elettronica, jazz, sperimentazione e visual art si fondono per creare un flusso continuo che trasporta gli spettatori in un lungo viaggio. L’equilibrio elusivo è destinato a rompersi per creare nuovi contrasti e provvisorie stabilità attraverso nuovi orizzonti sonori generati da accostamenti musicali di elementi che sembrano essere quasi incompatibili tra loro: oggetti di uso quotidiano, microfoni, computer, un sassofono soprano, superfici di controllo, strumenti percussivi e uno schermo nel quale sono state proiettate immagini che interagivano con i diversi suoni.

Screenshot dal video: http://www.ozmotic.it/works/elusive-balance/

L’atmosfera in cui il duo Ozmotic ha immerso il pubblico è stata fin dall’inizio stupefacente: un susseguirsi di stabilità e instabilità emotiva che ha generato molta curiosità in tutto il pubblico presente. Nonostante il duo non abbia mai rivolto uno sguardo verso gli spettatori, è riuscito a catturare i loro occhi e a raccontare la sua visione del rapporto tra l’uomo e la natura, creando un viaggio quasi fantascientifico.

Immagini, luci, musica e musicisti si sono amalgamati perfettamente per creare uno spettacolo in cui gli elementi hanno trovato un equilibrio audiovisivo alquanto efficace. La scelta di iniziare e concludere l’esibizione con le luci semi accese in platea ha permesso al pubblico di immergersi completamente in questo viaggio e di prendervi parte. Allo stesso modo il surround sound ha avvolto gli spettatori catapultandoli in un’altra dimensione fino a fargli perdere il contatto con la realtà.

Presenti in sala alcuni degli assidui frequentatori del teatro ma anche, e soprattutto, giovani, probabilmente appassionati di musica elettronica e/o visual art: un pubblico insolito per la sala del teatro Vittoria. Peccato, però, per le numerose sedie vuote. Forse ciò che risulta distante dalla classica idea di “musica” non è ancora campo di interesse di un pubblico più legato alla canonica idea di sala da teatro?

Il duo Ozmotic dimostra come esista la possibilità per la musica di unire mondi che sembrano diversi ma in realtà appartenenti ad uno stesso universo.

A cura di Ottavia Salvadori e Roberta Durazzi

Immagine in evidenza:   https://cloud.unionemusicale.it/index.php/s/3knF33n3zjsox6D

Il Quintetto Bislacco e il penultimo Concerto della storia dell’umanità

“Non siete emozionati di partecipare al penultimo concerto della storia dell’umanità?”

La domanda è stata posta al pubblico riunitosi il 25 ottobre al Teatro Vittoria per ascoltare il Quintetto Bislacco: una platea partecipe e molto fortunata, visti gli effetti del decreto legge annunciato poche ore prima del concerto. Siamo infatti riusciti a goderci il pomeriggio appena in tempo, perché tutti gli appuntamenti dell’Unione Musicale tra il 26 ottobre e il 24 novembre sono stati rimandati a data da destinarsi.

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250 anni e non sentirli? Maratona Beethoven in casa De Sono

In tutto il mondo si celebra la nascita, a 250 anni di distanza da noi, del grande compositore Ludwig van Beethoven. Anche qui a Torino, nonostante le avversità di quest’anno, non ci siamo persi d’animo e la De Sono ha omaggiato il Maestro, sabato 10 ottobre al teatro Vittoria, con una maratona di concerti. Di seguito raccontiamo com’è andata.

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Schubertiade al femminile per l’Unione Musicale

L’attenzione dedicata dall’Unione Musicale al repertorio vocale da camera è ormai un fatto noto: il 14 gennaio, infatti, il nuovo anno è stato inaugurato con grande classe da una Schubertiade tutta al femminile. Protagoniste il soprano Maria Valentina Chirico (che già avevamo ascoltato in maggio per lo stesso ciclo di concerti) e il mezzosoprano Laura Capretti, accompagnate al pianoforte da Sandro Zanchi.

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Ingresso nella Camera delle Meraviglie

«Abbiamo un desiderio: condividere con il maggior numero possibile di persone la bellezza della musica classica. Per farlo, la cosa migliore è ascoltarla dal vivo (in esecuzioni di qualità, ovviamente!) e poterne parlare a tu per tu con i musicisti, che la conoscono e la amano. Se siete curiosi di “capirci di più” o vi avvicinate, anche per la prima volta, alla classica… questo progetto fa per voi! Insieme entreremo nel laboratorio dei grandi compositori per ascoltare i loro capolavori (uno per serata) e scoprirne insieme i segreti. Lasciatevi sorprendere!»

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Gli Odhecaton al Teatro Vittoria per l’Unione Musicale

La musica vocale da camera occupa da sempre un posto d’onore nelle stagioni dell’Unione Musicale; per questo ciclo, lo scorso 18 novembre si sono esibiti al Teatro Vittoria i componenti dell’Odhecaton, ensemble specializzato in musica rinascimentale e preclassica, diretti da Paolo Da Col. Il coro, formato da sole voci maschili, ha dedicato la serata alle composizioni del madrigalista fiammingo Orlando Di Lasso, la cui variegatissima produzione è stata indagata nelle tre parti del concerto, ognuna incentrata su un tema diverso: la melanconia, lo “humor sanguigno” e la lode divina.

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