Archivi categoria: Stagione 2021/2022

Emma Nolde – LNDFK – Venerus @APOLIDE DAY 3

Nell’area naturalistica Pianezze, nel piccolo borgo di Vialfrè, giovedì 23 luglio si è tenuta la terza giornata di Apolide, il festival che unisce musica, natura ed arte nel cuore dei boschi delle Valli del Canavese.

Apolide non è solo musica live, ma molto altro; l’area del festival è vasta: vi sono diversi spazi per lo sport, il campeggio, i workshop creativi e il market di prodotti artigianali. Il pubblico che si riversa nella cornice fiabesca di Vialfrè è lì per godersi l’esperienza a 360° e dall’abbigliamento ricorda lo spirito hippie di Woodstock: vestiti colorati, fiori tra i capelli, bigiotteria vistosa, birra a volontà e tanta voglia di evadere dal caldo torrido della città.

Il festival si svolge in tre spazi principali: la Boobs area, dedicata ai live in acustico, alle interviste e alle presentazioni; il Soundwood, per dare spazio a dj e producer del panorama della musica elettronica underground e il Main Stage, sul quale sabato 23 si sono esibiti tre artisti: Emma Nolde, LNDFK e Venerus.

Sono le 20:00 in punto quando Emma Nolde sale sul palco. La cantautrice toscana attira una timida folla sottopalco, che con il passare delle canzoni via via aumenta. Il suo talento è evidente: si destreggia tra uno strumento e l’altro, accompagnando i suoi brani con la chitarra (sia elettrica che acustica), il basso e il pianoforte. I brani proposti sono quelli del suo album d’esordio Toccaterra, ma c’è spazio anche per due inediti e per il nuovo singolo “Respiro”, prodotto in collaborazione con Motta. Le ballate introspettive e malinconiche si alternano a momenti elettronici in cui scatenarsi. La cantautrice classe 2000 si conferma un nome da tenere sott’occhio per il futuro.

Emma Nolde (credit foto: Martina Caratozzolo)

Dopo una breve pausa sul palco sale LNDFK. La songwriter e producer presenta dal vivo Kuni, concept album che tocca temi di amore e morte. Gli ingredienti della sua musica? Il neo soul, il nu-jazz e il beatmaking tra l’astratto e il lo-fi. Il sound crea un’atmosfera sospesa, fatta di introspezione e psichedelia, come confermano i titoli di due dei brani proposti: “How Do We Know We’re Alive” e “Don’t Know I’m Dead Or Not”. Il pubblico sembra dimenticarsi momentaneamente l’ambiente circostante e fa un viaggio in una galassia lontana.

LNDFK (credit foto: Martina Caratozzolo)

Il terzo artista ad esibirsi – nonché quello più atteso – è Venerus. Il live può essere riassunto con una frase del suo brano “Ogni pensiero vola”, che fa da dichiarazione d’intenti: «Forse è che appartengo a un mondo un po’ magico / vorrei volare via lontano da qui / e a volte sento tutto attorno un po’ strano / chissà se qualcun altro è fatto così». Il tour “Estasi degli angeli” ha un fil-rouge: la musica e l’amore, in tutte le sue forme. La musica è al centro della scena tramite lunghe parti strumentali e assoli; l’amore tramite il clima di libertà che si percepisce sul palco e tra i fan. Il concerto sembra un lungo flusso di coscienza (per dirla alla James Joyce), tant’è che spesso si fa fatica a percepire i passaggi da un brano all’altro.

Venerus (credit foto: Martina Caratozzolo)

Freak e ribelle, Venerus fuma e beve sul palco, si sdraia per terra per suonare la sua Telecaster e invita il pubblico a baciarsi. I brani che si susseguono in scaletta sono tratti dal suo album Magica Musica, ma c’è spazio anche per i brani più vecchi e apprezzati dai fan, come “Love Anthem, No. 1” e “IoXTe”.

Prima di salutare, l’artista annuncia che assieme alla sua squadra gestirà una nuova etichetta musicale dal nome ancora inedito. Il logo, però, è disegnato su una bandiera che lo stesso Venerus sventola tra gli scroscianti applausi dei presenti.

Venerus mostra il logo della nuova etichetta musicale (credit foto: Martina Caratozzolo)

La giornata del festival si chiude con il dj-set di Napoli Segreta, il collettivo che propone brani disco funk degli anni ’70 e ’80. Il pubblico si scatena con le ultime energie rimaste, a conclusione di una giornata perfetta, vissuta senza freni inibitori in nome della musica e del divertimento.

A cura di Martina Caratozzolo

(credit immagine in evidenza: pagina ufficiale Facebook Apolide)

Carl Brave + Mara Sattei @ Stupinigi Sonic Park

Doppietta romana alla Palazzina di Caccia di Stupinigi per questa calda caldissima edizione 2022 del Sonic Park. Lo scorso mercoledì 20 luglio Mara Sattei prima e Carl Brave poi hanno animato un pubblico scarno ma entusiasta. Una sorridente ed emozionata Mara arriva sul palco puntuale, in un outfit total black con giacca a maniche lunghe, che fa un po’ soffrire visti i quarantasette gradi percepiti nel pit. Ma non importa: sono quisquiglie da stories su Instagram e giornaletti di lifestyle della domenica. Lei è raggiante, fresca, brilla anche se il sole è nascosto dietro un cielo velato e un tramonto poco rosa.

Mara Sattei @ Stupinigi Sonic Park – foto di Clarissa Missarelli

Non è un animale da palcoscenico, ma poco importa. Ha tutto il tempo per imparare una disinvoltura che non per tutti è innata. Non serve atteggiarsi da artisti navigati, quando evidentemente non lo si è. Il pubblico apprezza: è un tutto un vociare di “che carina”, “la amo”, “che brava”. Una carrellata di pezzi più o meno conosciuti, di singoli più vecchi e più nuovi. Qualcuno canticchia e balla, ma l’energia c’è, sopra e sotto il palco. Mara ha una voce potente, squillante, luminosa – come lei – che funziona bene sui pezzi uptempo come sulle ballads.

Mara Sattei @ Stupinigi Sonic Park – foto di Clarissa Missarelli

Fa storcere un po’ il naso vederla relegata alla voce femminile di turno in operazioni come “La dolce vita” di Fedez, in cui Tananai fa Tananai e sono tutti contenti, ma la Sattei è costretta nel ruolo dell’Orietta Berti di turno, e finisce lì. Consiglio spassionato: più collab con suo fratello Tha Supreme, meno hit estive.

Mara Sattei @ Stupinigi Sonic Park – foto di Clarissima Missarelli


È già notte quando iniziano i primi canti spazientiti a suon di “Carlo, Carlo”, le lamentele per l’attesa e per il caldo. E alla fine, dopo l’entrata in scena della sua numerosa band con tanto di sezione di fiati, “Carlo” arriva. Saltella da un lato all’altro del palco, saluta i fan in autotune, tutto regolare.

Carl Brave @ Stupinigi Sonic Park – foto di Clarissa Missarelli

Anche Carl Brave non è un super performer, ma fa quello che deve fare: ha energia, interagisce con il pubblico e con la band quanto basta, canta pezzi dal nuovo album e vecchi successi. Quello che funziona più di tutti è lui: l’atteggiamento da personaggio-macchietta di Roma Sud rappresenta esattamente quella che è la sua narrativa, la sua cifra stilistica e quello che i fan vogliono vedere. Le “tre bire”, guardie di qua, guardie di là – in una malsana ossessione per la Polizia che è tutta da comprendere, goliardici racconti di serate alcoliche al Pigneto e tutto il resto.

Carl Brave @ Stupinigi Sonic Park 2022 – foto di Clarissa Missarelli

Carl funziona molto più sul pop scanzonato e ironico, piuttosto che in romantiche ballad che si prendono troppo sul serio. Apprezzabile il
duetto a sorpresa con la Sattei per la super hit “Spigoli”, che il pubblico canta a squarciagola e sa a memoria. In fin dei conti, la soddisfazione di chi paga un biglietto è quello che conta più di tutto e a giudicare dalle urla, le lacrime, le videochiamate alla migliore amica che non è potuta venire e le coppiette innamorate che ballano, è andato tutto bene.

Carl Brave @ Stupinigi Sonic Park 2022 – foto di Clarissa Missarelli

A cura di Clarissa Missarelli

Luppolo in rock: le nostre impressioni

L’ultima giornata del festival Luppolo in Rock, domenica 17 luglio, è stata una full immersion nelle sonorità metal più classiche e ortodosse. Direttamente dalla Bay Area di San Francisco, si sono esibiti infatti sul palco Cremonese TestamentExodus e Heathen, ovvero tre dei nomi più rappresentativi della scena thrash metal californiana per anzianità di carriera e repertorio. Purtroppo, a causa di ritardi accumulati alla partenza perdiamo l’esibizione dei nostrani Skanners ed Extrema, giungendo al Parco delle Colonie Padane giusto in tempo per lo show degli Heathen.

Il concerto degli Heathen è un evento nell’evento. La band suona per la prima volta in Italia dopo più di un decennio, ma il tempo non sembra aver infiacchito i musicisti, protagonisti di uno show all’altezza delle aspettative. Gli Heathen non sono di certo una band prolifica in termini di repertorio (hanno all’attivo solo quattro dischi in più di trentacinque anni di carriera), tuttavia la qualità dei brani in scaletta, uniti ad una prova energica e chirurgica hanno portato alla giusta temperatura il pubblico. Come ci si poteva immaginare è stato dato ampio spazio alle canzoni di Empire of The Blind, ultimo lavoro in studio del gruppo uscito nel 2020 e che solo ora sta avendo modo di essere testato in sede live a causa della pandemia. Le canzoni tengono assolutamente testa ai classici più datati, come per esempio l’eccellente singolo incalzante e massiccio “Blood To Be let”. Ovviamente però sono i cavalli di battaglia “Goblin’s Blade”, “Death By Hanging” e “Hypnotized” a fare sfaceli tra il pubblico, che entusiasta innesca i primi poghi della giornata. L’affiatamento della band è evidente e a livello puramente tecnico e di esecuzione non ci sono sbavature di alcun tipo da segnalare. Al contrario, nonostante i volumi non ottimali per la resa delle chitarre -da sempre perno e valore aggiunto della proposta degli Heathen – bisogna dire che il gruppo ha saputo dare prova del proprio valore dimostrando di meritare lo status di cult band conquistato negli anni. Bravi!

 Quando gli Exodus salgono sul palco si scatena il finimondo. Il pubblico, già caldo dopo la prova degli Heathen e per la temperatura rovente, implode in un circle pit ininterrotto ed alimentato a birra e thrash metal. È l’atmosfera ideale per assistere al concerto del gruppo, noto sin dagli esordi per le esibizioni energiche e la capacità di coinvolgere la folla. C’è un vero e proprio scambio di energie tra l’audience e gli Exodus e tanto più il pogo diventa scalmanato, tanto più la band suona inferocita. E tutto questo è possibile per pochi, semplici motivi. In primo luogo la scaletta molto intensa e piena di classici come “Bonded By Blood”, “A Lesson In Violence”, “And Then There Were None”, “Strike of the Beast”, “Deathamphetamyne” e l’inno da moshpit per eccellenza The Toxic Waltz da un lato e gli affilatissimi brani estratti dagli ultimi lavori Bood In Blood Out (2014) e Persona Non Grata (2022) che altro non fanno che gettare ulteriore benzina sul fuoco. Oltre ai brani, la band può vantare nel suo organico membri carismatici: il frontman dalla voce alta e strozzata Steve “Zetro” Souza, vero animale da palco e capace di cantare testi chilometrici con un flow quasi rap. O il chitarrista Gary Holt dallo stile tagliente e precisissimo, era molto atteso dal pubblico sia perché le canzoni le ha scritte lui, sia perché era assente dal palco da troppi anni con gli Exodus poiché in prestito ai colleghi Slayer. O ancora il batterista Tom Hunting, autore di una prova maiuscola per cattiveria e precisione nonostante sia reduce da una serie di gravi problemi di salute. E infine perché gli Exodus incarnano l’idea platonica della violenza. Non una violenza gratuita e banale, bensì organizzata, ordinata e perfettamente oliata nella sua cinica efficienza. La loro è un’esibizione che mira alla pancia e all’istinto dell’ascoltatore invitandolo a sfogare catarticamente le sensazioni negative accumulate nel tempo pogando, facendo crowd surfing e l’immancabile wall of death. Al tempo stesso però gli Exodus sanno essere in qualche modo distaccati da tutto ciò sottolineando ironicamente quanto sia solo “a good friendly violent fun in store for all” (da “The Toxic Waltz”).

Il concerto dei Testament è certamente meno irruente rispetto a quello degli Exodus, ma ugualmente valido perché vede protagonista quella che è attualmente e probabilmente la migliore formazione thrash metal sulla piazza. Chuck Billy (voce), Alex Skolnick ed Eric Peterson (chitarre), Steve Di Giorgio (basso) e Dave Lombardo (batteria) dominano la scena potendo contare esclusivamente sull’altissima padronanza tecnica dei rispettivi strumenti, sull’estrema nonchalance con cui eseguono i brani impegnativi per chiunque e su un’intesa reciproca sul palco derivata da anni di tour. Personalmente avevo già avuto modo di vedere i Testament nel 2017 quando al posto di Dave Lombardo suonava Gene Hoglan e le impressioni sono grossomodo le stesse, con la differenza che con l’ex Slayer dietro le pelli i nostri hanno guadagnato in termini di groove e potenza. Le rullate e i fill di Lombardo sono sempre nervosi e venati da un approccio hardcore che rende le canzoni vibranti, energiche, vive. Per carità, Gene Hoglan gli è probabilmente superiore tecnicamente, ma nei Testament si è sempre limitato ad essere un turnista di lusso perfetto per macinare le ritmiche senza cedimento alcuno e nulla di più. Lombardo è il batterista metal per eccellenza ed è perfetto in questo contesto perché, oltre ad essere impeccabile, riesce in qualche modo a personalizzare ciò che suona col suo particolare stile esecutivo. E si sente. Soprattutto quando i Testament si lanciano a testa bassa sull’esecuzione dei loro classici da “The New Order” a D.N.R (Do Not Resuscitate), a “Souls of Black” fino alle acclamate e conclusive “Over the Wall” e “Alone in the Dark” riproposta in una versione allungata pensata appositamente per far cantare l’ultimo coro del festival al pubblico.

Nel complesso l’ultima giornata del Luppolo in Rock è trascorsa in modo molto piacevole e per una volta, ci è sembrato quasi di non essere ad un tipico festival musicale italiano. L’ottima selezione musicale unita all’offerta gastronomica e alle buone birre artigianali vendute a prezzi onesti ci hanno fanno intendere che eventi di questo tipo possono svolgersi anche nel Belpaese, dando ai metallari tricolori un modello di festival di cui andare finalmente orgogliosi. 

A cura di Stefano Paparesta

La musica di Yann Tiersen in una nuova veste al Flowers Festival

Spogliata di ogni suono acustico, sul palco del Flowers Festival la musica di Yann Tiersen sembra perdere le sembianze umane e accompagnare l’ascoltatore in un viaggio astratto e astrale. 

La data del 14 luglio 2022 a Collegno (TO) è stata  per Yann Tiersen l’ultima tappa in Italia del tour 11 5 18 2 5 18, titolo dell’ultimo album del compositore francese uscito il 10 giugno 2022. Ad introdurre il concerto è QuinQuis, compositrice, cantante e fotografa bretone, moglie dal 2016 del compositore francese. La sua sensibilità si percepisce fin dalla prima nota e la sua voce vibra con delicatezza nel turbinio di suoni elettronici e pianoforte.

Dalla pagina Facebook del Flowers Festival, foto di Lorenzo De Matteo

La musica di Yann Tiersen si è negli anni avvicinata gradualmente all’elettronica e il pubblico aveva già potuto ascoltare lavori frutto di una nuova ricerca sonora in Kerber, album uscito nell’agosto 2021, che però manteneva ancora un contatto con la naturalezza del suono ed entrava in relazione con le note del pianoforte, dalla struttura melodica ed organica. Dopo neanche 10 mesi viene pubblicato l’album 11 5 18 2 5 18, in cui Yann Tiersen sembra compiere un ulteriore passo: 9 brani completamente elettronici, frutto di un processo compositivo che attraverso continue mutazioni rende irriconoscibili i sample di partenza.

La musica si fa puro ritmo e colore, lo spazio scenico infatti è dominato da giochi di luce attentamente studiati e la figura umana ne risulta sovrastata e messa in disparte. Sul proscenio scende dall’alto un grande telo bianco semitrasparente, creando una sottile barriera tra il pubblico e il palcoscenico. L’animazione di luce sul telo dialoga con quelle sul fondale del palco e lo spazio scenico prende le sembianze di un portale, in cui la musica prende vita e trasforma ciò che la circonda. Nel mezzo sono presenti, dietro le loro console, Yann Tiersen e il visual artist Sam Wiehl.

Dalla pagina Facebook del Flowers Festival, foto di Fabio Marchiaro

Il concerto è un susseguirsi di suoni, colori e immagini, senza interruzione se non per gli applausi del pubblico.

Iniziando con brani dal carattere più lieve e dalle tinte chiare, si procede poi verso pezzi dal suono più aggressivo, con Tiersen che gioca magistralmente in un equilibrio dinamico tra tinte scure e colori accesi. 

In chiusura per un ultimo momento di sospensione ipnotica ritorna sul palco QuinQuis e la sua voce leggera incanta il pubblico con “13 1 18 25  (6 5 1 20. 17 21 9 14 17 21 9 19)”, ottavo e ultimo brano dell’album, frutto della collaborazione tra la compositrice e Tiersen: i titoli dei brani non sono infatti più dei luoghi fisici e reali, come nell’album precedente, ma delle sequenze di numeri. 

Attraverso forme astratte e artificiali, frutto dell’intelligenza umana, Yann Tiersen sembra voler risalire a una primordiale forma di vita, ripercorrendo la storia della Terra e della sua civilizzazione da una prospettiva più ampia: l’uomo è al centro in quanto artefice, ma vedendosi dallo Spazio, si accorge di essere energia, un insieme di particelle di luce parte dell’intero Universo.

Dalla pagina Facebook del Flowers Festival

La sensazione è che non tutto il pubblico sapesse delle ultime sperimentazioni del compositore, e fosse lì più per la sua fama che per ascoltare una versione live del suo album.  Durante l’esecuzione dei brani la maggior parte del pubblico rimane seduto, come si fa per un ascolto “tradizionale”, pochi decidono di ascoltare in piedi, lasciandosi muovere dalle suggestioni ritmiche delle composizioni.

Probabilmente molti sono rimasti piuttosto sorpresi dal concerto e ancora “storditi” si saranno domandati se i titoli dei brani con tutti quei numeri avessero a che fare con la serie televisiva Stranger things.

Mantenendo momenti in cui gioca con la semplicità del minimalismo, Yann Tiersen ha trovato senza dubbio una nuova chiave per esprimere l’essenza della sua poetica, riuscendo a regalare durante il concerto momenti di grande potenza espressiva.

 A cura di Stefania Morra

TOdays: presentata la settima edizione del festival alternative rock

Il 14 luglio all’interno del dehors di Edit si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della settima edizione del TOdays. Tre giorni di musica con 96 artisti per 16 band, 11 delle quali in esclusiva unica nazionale e 14 per la prima volta a Torino: è questo il programma del festival torinese in programma nell’ultimo fine settimana di agosto, dal 26 al 28, a sPAZIO211 e all’ex Fabbrica Incet.

A presentare gli artisti che saliranno sul palco ci hanno pensato Alessandro Isaia, Segretario Generale di Fondazione per la Cultura Torino e Gianluca Gozzi, direttore artistico del festival. Entrambi hanno spiegato come per tre giorni Torino diventerà una delle mete europee d’elezione per i giovani e gli appassionati della musica rock d’avanguardia, grazie alla variegata proposta di artisti alternative sia internazionali che italiani. Ha preso parola anche il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, che si è detto orgoglioso dell’arricchimento del programma culturale torinese, grazie anche alla scelta coraggiosa degli organizzatori di valorizzare la periferia della città.

Stefano Lo Russo, Alessandro Isaia e Gianluca Gozzi [credits foto: Martina Caratozzolo]

I palchi su cui si svolgerà il festival saranno due: il main stage degli spettacoli sarà il palco all’aperto di sPAZIO211, dove si alterneranno i concerti tra le ore 18.00 e le 24.00 per tutte le tre giornate. In tarda serata i live proseguiranno tra le mura della ex fabbrica Incet, con una serie di performance che permetteranno al pubblico di godere della musica dal vivo fino a tarda notte.

Le tre giornate sono state presentate con tre concetti chiave differenti: le performance del 26 agosto faranno da inno al superamento dei generi, quelle del 27 al talento e quelle del 28 alla gioia. Inoltre, i colori del logo di questa edizione veicolano le idee di apertura e di dinamicità alla base del festival: il nero, per andare oltre il buio e i confini, e il rosso, come simbolo del cuore pulsante e della passione.

[credits foto: Martina Caratozzolo]

Il programma e la timetable del festival:

  • venerdì 26 agosto

sPAZIO211:

18:45 GEESE -data unica italiana-

20:00 HURRAY FOR THE RIFF RAFF -data unica italiana-

21:20 BLACK COUNTRY, NEW ROAD -data unica italiana-

22:45 TASH SULTANA

ex fabbrica INCET:

23:00 VOODOOS & TABOOS

00:00 TAMBURI NERI

01:00 ADIEL

  • sabato 27 agosto

sPAZIO211:

18:45 SQUID – data unica italiana –

20:00 LOS BITCHOS

21:20 MOLCHAT DOMA – data unica italiana –

22:45 FKJ – data unica italiana –

ex fabbrica INCET:

23:00 SPACERENZO

00:00 WHODAMANNY

01:00 MYSTIC JUNGLE

  • domenica 28 agosto

18:45 ARAB STRAP – data unica nord Italia –

20:00 DIIV – data unica nord Italia –

21:20 YARD ACT – data unica italiana –

22:45 PRIMAL SCREAM – data unica italiana -.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito ufficiale: http://www.todaysfestival.com/.

A cura di Martina Caratozzolo

Rock ‘n’ roll will never die: i Guns N’ Roses a San Siro

I fan dei Guns N’ Roses hanno vissuto i giorni precedenti al concerto di San Siro con incertezza. I problemi alle corde vocali di Axl Rose avevano costretto la band californiana ad annullare il concerto di Glasgow dello scorso 5 luglio, minacciando la cancellazione anche del resto del tour. Si è trattato invece di un allarme rientrato: il 10 luglio la band californiana ha infatti regalato un mega-show al pubblico italiano, dopo l’ultima volta in Italia al Firenze Rocks nel 2018.

Sono le 20 spaccate e i 50.000 spettatori attendono con trepidazione l’inizio del live. «Inizieranno davvero puntuali?» ci si domanda tra i fan. Ebbene sì: i Guns (con un atteggiamento poco rock) si attengono alle regole e iniziano puntualissimi. Axl Rose, Slash, Duff McKagan e gli altri musicisti aprono le danze con l’energia di “It’s So Easy”, uno dei brani più movimentati di Appetite For Destruction, il primo album uscito nel 1987. Gli spettatori reagiscono in due modi: c’è chi si alza in piedi e canta a squarciagola e c’è chi resta impassibile, visibilmente ammaliato dal virtuosismo chitarristico di Slash o forse semplicemente in attesa dei singoli più famosi. Chissà. Il pubblico è eterogeneo: dall’adulto malinconico dell’epoca d’oro dell’hard rock al giovane che quando la band californiana cavalcava l’onda del successo non era neppure nato.

Axl Rose non è più il bad boy con la bandana e i capelli lunghi degli anni Novanta, ma dimostra di non aver perso lo smalto di un tempo. Nonostante i problemi degli ultimi giorni, il frontman sfodera la sua voce stridente e le sue movenze sfacciate, corre da una parte all’altra e solo in brevi istanti decide di prendersi una pausa per prendere fiato nel backstage e cambiare outfit.

I Guns propongono una scaletta in cui la maggior parte dei brani risalgono al quadriennio d’oro 1987-1991. “Mr Brownstone”, “Welcome to the Jungle”, “You Could Be Mine” sono solo alcuni dei pezzi in scaletta. Spazio anche per le cover: “I Wanna Be Your Dog” degli Stooges, che viene intonata da McKagan, in una convincente versione che dimostra le influenze punk del bassista e “Knockin’ On Heaven’s Door” di Bob Dylan, nella versione elettrica diventata un marchio di fabbrica del gruppo.

Uno dei momenti cardine del concerto è il momento riservato ad un lungo assolo di Slash, che, una volta rimasto solo sul palco, dimostra come il tempo per lui sembri essersi congelato. Lo starter pack del chitarrista è quello di sempre: cappello a cilindro, occhiali da sole scuri e folta chioma riccia, con l’aggiunta – per questa volta – di una semplice t-shirt dei Ramones. La tecnica, l’espressività e la velocità si fondono mentre suona, facendo sembrare (apparentemente) semplice ogni singolo suono prodotto dalla sua Gibson Les Paul. Il chitarrista si prende la scena e gli applausi, ma, non pienamente soddisfatto di quanto mostrato, alza ulteriormente l’asticella delle emozioni attaccando con l’intro leggendaria di “Sweet Child O’ Mine”.

Nelle tre ore abbondanti di concerto non può inoltre mancare il momento delle ballate in acustico: si susseguono “Patience” – introdotta da una versione strumentale di “Blackbird” dei Beatles – e “Don’t Cry”. Le ultime energie vengono riservate per “Paradise City”, che chiude la serata facendo scatenare i fan a colpi di headbanging.

A concerto finito, sulla strada della normalità, gli spettatori abbandonano San Siro con il passo lento di chi ha goduto di un concerto atteso da tempo: da prima della pandemia e, forse, da tutta la vita.

A cura di Martina Caratozzolo

(credits immagine in evidenza: © Dan Peled)

Achille Lauro @ Stupinigi Sonic Park

Non sarà più il 20 luglio del ‘69 ma sicuramente è sempre domenica quando c’è Achille Lauro sul palco con la sua Electric Orchestra. E il ritorno in pompa magna di Lauro e i suoi dopo tre anni di lontananza dai live debutta proprio di domenica, 3 luglio 2022 al Sonic Park di Stupinigi.

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Rock-ish Festival: la festa della musica rock a sPAZIO211

Il 30 giugno a sPAZIO211 è andato in scena il Rock-ish Festival, prima edizione del festival torinese dedicata al rock indipendente alternativo. Una rassegna organizzata dalla Pan Music Production che ha preso vita nei mesi precedenti, quando ad aprile e maggio si sono svolte le prime due serate. Date le temperature estive e la capienza raggiunta, i live si sono svolti questa volta nell’area open-air del locale, con un doppio palco che ha visto esibirsi otto band: i Nakhash, gli Zyp, i Domani Martina, i Cara Calma, I Boschi Bruciano, gli Atlante, The Unikorni e i Gomma.

La serata viene aperta dai Nakhash, la band astigiana capitanata dalla voce incisiva di Elisabetta Rosso. Il gruppo indie rock rompe il ghiaccio con un groove che fa ballare i presenti, in particolare durante i brani “Woody Allen” e “Ostriche e Whisky”.

I Nakhash (credit foto: Martina Caratozzolo)

Ad infiammare il main stage ci pensano successivamente gli zYp. Il loro sound sfocia nel blues, nella psichedelia e nello stone. I brani che si susseguono in scaletta sono principalmente quelli del loro ultimo album omonimo zYp, uscito nel 2021. L’atmosfera onirica, in linea con il tramonto che sta facendo capolino su Torino, viene smorzata dal sound distorto del nuovo singolo “Diamoci fuoco”.

Gli Zyp (credit foto: Martina Caratozzolo)

I Domani Martina sono il terzo gruppo della serata. La band diverte, si diverte e presenta il nuovo singolo “Simone”. L’energia di una base musicale ricca di chitarre e ritmicamente travolgente si contrappone ai testi a tratti malinconici. Memorabile il riff dell’intro di “Io non voglio” e l’energia contagiosa di “Prima o poi”.

I Domani Martina (credit foto: Martina Caratozzolo)

Subito dopo è il turno dei Cara Calma. La band bresciana presenta brani dell’ultimo album GOSSIP!, uscito lo scorso gennaio. La voglia di scatenarsi del pubblico viene soddisfatta dal gruppo, che accende il festival spingendo sui pedali, in particolare durante “VMDV” e “Balla sui tetti”. Spazio anche per il nuovo singolo “Valanga”.

I Cara Calma (credit foto: Martina Caratozzolo)

Il festival continua con I Boschi Bruciano. Il duo cuneese, composto dai fratelli Pietro e Vittorio Brero – rispettivamente voce e chitarra e batteria -, infiamma il live. I possenti colpi di batteria donano il groove necessario per scatenare il pogo, in particolare durante il brano “Fuoco”, che già solo dal titolo preannuncia l’energia generata. 

I Boschi Bruciano (credit foto: Martina Caratozzolo)

Successivamente è il turno degli Atlante. Il trio torinese porta live l’ultimo album paure/verità e si conferma come uno dei gruppi cardini della musica emergente torinese. La band travolge i presenti in un vortice di suoni, generando una dinamica in continuo movimento, a tratti impreziosita dai suoni del synth. La matrice rock unita ad una wave più elettronica viene apprezzata dagli spettatori che si scatenano sottopalco, mentre il cielo minaccia la tempesta con tuoni e lampi.

Gli Atlante (credit foto: Martina Caratozzolo)

La penultima band ad esibirsi è The Unikorni. Il duo grunge rock sfida il temporale e si esibisce sotto la battente pioggia. I presenti, coinvolti dai possenti riff di Fabrizio Pan (voce e chitarra della band e label manager Pan Music) e dai colpi di batteria di Giorgia Capatti, tengono il ritmo a furia di headbanging. Tra i brani proposti c’è “Tacchi a spillo”, il nuovo singolo del duo.

The Unikorni (credit foto: Martina Caratozzolo)

A chiudere le danze ci pensano i Gomma. La band casertana propone un post-punk cupo ed emotivo, impreziosito da testi con suggestioni cinematografiche e letterarie. La voce spettrale della cantante ricorda a tratti quella di Siouxsie Sioux. L’atmosfera sospesa, intervallata a momenti di pogo sfrenato, regala ai presenti il modo migliore per concludere la serata.

I Gomma (credit foto: Martina Caratozzolo)

Gli amanti della musica rock hanno trovato il festival ideale per godere di una serata fatta di musica e divertimento. Il Rock-ish Festival si presenta dunque come una novità della scena torinese che funziona e convince.

A cura di Martina Caratozzolo

Elisa live @ Stupinigi Sonic Park tra intimità e fulmini

Ci sono concerti e concerti: c’è chi propone uno show sofisticato rinunciando all’empatia e all’improvvisazione, e c’è chi invece sale sul palco, attacca a suonare e si connette col suo pubblico immediatamente. Elisa appartiene a quest’ultima categoria.

Elisa live al Sonic Park – foto di: Matteo Bosonetto

In un Parco di Stupinigi graziato da una piacevole brezza, i fan della cantautrice friulana hanno assistito a uno show caratterizzato dalla spontaneità della sua protagonista. Elisa alterna una precisione tecnica disarmante, sia negli arrangiamenti live della sua band che nella performance, a momenti di dialogo con il pubblico colmi di genuinità.

Lo show ha inizio alle 21:20 con una successione di brani tratti dall’ultimo album, Ritorno al futuro / Back to the Future:Let Me” apre le danze, e dopo un breve inciampo tecnico («Speriamo almeno non si alzi il vento» dice Elisa, alludendo al drammatico incidente della precedente tappa del tour a Bassano, dove il tetto del palco è crollato), seguono “Come sei veramente”, “Show’s Rollin” e “Palla al centro”, che vanta della partecipazione virtuale di Lorenzo Jovanotti. L’energia è già alle stelle, ma quando Elisa imbraccia la chitarra acustica lanciandosi in “Rainbow”, il concerto decolla ufficialmente.

Elisa e il chitarrista Andrea Rigonat – foto di: Matteo Bosonetto

Uno degli elementi di spicco dello spettacolo è il quintetto di coriste, un misto di talenti internazionali che hanno dato ai brani una spinta soul/gospel notevole. A loro si deve uno dei momenti più belli del concerto, durante il quale si avvicinano a fronte palco, sedendosi assieme ad Elisa su delle casse colorate, per esibirsi in un set di canzoni più intime, “Broken” fra tutte. Durante “Anche fragile” scappa qualche lacrima: «Si fa anche questo ai concerti. È fatto apposta» rassicura la cantautrice.

La seconda parte della serata è caratterizzata da un’imponente tempesta di lampi che si avvicina minacciosa al palco. Elisa la affronta col suo humor spontaneo: «Adesso suoniamo al doppio della velocità! No scherzo, ma almeno preghiamo». Quella che poteva essere una minaccia, però, ben presto si trasforma in un elemento in più ad accrescere un’atmosfera già elettrizzata. Le luci del palco si fondono assieme a quelle dei fulmini. L’effetto è molto suggestivo, e viene evidenziato anche da Elisa su Instagram, dopo il concerto: «Grazie per avermi fatto toccare il cielo stasera, per averlo toccato insieme a noi. Noi e i fulmini e l’acqua che non è scesa. È rimasta a giocare con le nuvole[…]»

Il pubblico e il palco di Elisa – foto di: Matteo Bosonetto

Tra le note di “A modo tuo”, dedicata a tutti i bambini presenti e al loro futuro, Elisa saluta Torino – un saluto un po’ frettoloso visto l’imminente pioggia, ma che soddisfa e riempie di gioia, grazie a una serata di grande musica e grande autenticità.

Immagine in evidenza: Matteo Bosonetto

A cura di Mattia Caporrella


MITO Settembre Musica: presentata la sedicesima edizione del festival

Nella mattinata del 29 giugno è stata presentata al Museo della Radio e della Televisione Rai di Torino e in contemporanea agli studi Rai di Milano la sedicesima edizione di MITO Settembre Musica, che si terrà dal 5 al 24 settembre 2022. A presentare la programmazione i sindaci delle due città Stefano Lo Russo e Giuseppe Sala, i rispettivi assessori alla cultura Rosanna Purchia e Tommaso Sacchi, il direttore artistico Nicola Campogrande e la presidente Anna Gastel.

Durante la conferenza stampa si è data grande rilevanza al tema dell’edizione di quest’anno: la luce, una metafora per uscire dal buio della pandemia, una ripartenza per la musica e la cultura simboleggiata dal ritorno delle grandi orchestre, grandi assenti nelle ultime due edizioni a causa delle restrizioni sanitarie.

Il festival, in partnership con Intesa Sanpaolo, guarda al futuro e all’Europa. Il desiderio degli organizzatori, infatti, è di uscire dai confini italiani realizzando un collegamento con Lione; possibilità che verrà discussa nei prossimi mesi.

La Philarmonia Orchestra aprirà il festival con lo spettacolo Luci Immaginarie [credits: Mark Allan]

L’evento sarà inaugurato dalla Philarmonia Orchestra diretta da John Axelrod all’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto e darà il via a due settimane in cui il pubblico potrà godere di composizioni eseguite per la prima volta dal vivo in Italia, nonché di contenuti eseguiti appositamente per il festival; ci saranno inoltre eventi dedicati ai più piccoli che godranno della partecipazione di Elio nelle vesti di voce recitante. Non mancheranno certo recital pianistici del grande repertorio svolti in location intime e che permetteranno di riscoprire le composizioni di artisti come Bach, Debussy, Čajkovskij, Chopin e Beethoven. Non meno importanti saranno i due appuntamenti in cui il Meta4 Quartet porterà in scena la storia e l’evoluzione del quartetto d’archi.

MITO Settembre Musica 2022 porterà a Torino anche il pianista Ivo Pogorelich che sentiremo nello spettacolo Luci Erranti, il tenore Ian Bostridge che proporrà Les Illuminations op. 18 di Benjamin Britten e Barbara Hannigan che nel concerto Luci Celesti ricoprirà il ruolo di direttrice d’orchestra e soprano. La chiusura del festival è invece affidata alla Mahler Chamber Orchestra e al pianista Leif Ove Andsnes, che omaggeranno Mozart con lo spettacolo Cristalli.

Pogorelich suonerà composizioni di Ravel, Mozart, Chopin e Schumann [credits: Pierre-Anthony Allard]

Tra i concerti più curiosi segnaliamo Luce Viola che vedrà come protagonista e solista la viola, Luci Bestiali dedicato ad Il carnevale degli animali di Camille Saint – Saëns e Animalia di Carlo Boccadoro, nuovissima opera inedita. Da non perdere l’evento organizzato per festeggiare i duecento anni di indipendenza del Brasile intitolato Luci Brasiliane, occasione in cui suoneranno la Neojiba Orchestra e la pianista Maria João Pires.

Sarà possibile seguire l’evento grazie alla cronaca di Rai Radio 3 e ad uno speciale che andrà in onda su Rai 5. Per maggiori informazioni sul festival, sui diversi appuntamenti e sulle sedi in cui si svolgeranno i concerti è possibile consultare il sito di MITO Settembre Musica: https://www.mitosettembremusica.it/it/programma/calendario/torino/2022.

Immagine in evidenza: Gianluca Platania

A cura di Giulia Barge