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Stefano Zenni: direttore artistico del Torino Jazz Festival

In occasione della conferenza stampa per la presentazione della nuova edizione del Torino Jazz Festival 2025 dal motto “libera la musica”, abbiamo avuto l’occasione di intervistare Stefano Zenni, direttore artistico del festival.

Foto da cartella stampa

Arrivato a questa edizione al TJF come direttore artistico, è cambiato qualcosa nel suo approccio sia in ambito curatoriale che nei confronti delle istituzioni della città di Torino?

È una domanda interessante. Col passare del tempo, le persone tendono a maturare e la loro conoscenza della musica si approfondisce. Si inizia a scoprire aspetti che prima non si conoscevano, e man mano che il Festival si consolida, cresce anche la fiducia reciproca.  

Questo processo facilita il dialogo con i musicisti, il che è fondamentale. La maturazione generale aiuta molto, permettendo di lavorare su un raggio d’azione molto più ampio, su orizzonti più vasti. 

Dal punto di vista delle istituzioni, ho la fortuna di collaborare con la Fondazione per la Cultura di Torino, che è l’ente responsabile dell’organizzazione del Festival. All’interno di essa ci sono tutte le persone che si occupano della realizzazione dell’evento. Pertanto, lavoro direttamente con la Fondazione e con i suoi membri, che sono persone straordinarie. Non potrei dire altro. 

L’interazione è sempre fluida, senza attriti. Certamente, ci sono delle problematiche che emergono, ma vengono affrontate e discusse.  

Tuttavia, ciò che caratterizza davvero il nostro lavoro insieme è il piacere di creare e realizzare qualcosa di importante in modo condiviso. 

Quali sono i dettagli che un fruitore di jazz fermo al solo ascolto delle registrazioni, potrebbe perdersi in un live? e ci sono aspetti che secondo lei dal vivo emergono più in un concerto jazz che in qualsiasi altro concerto di musica pop o classica?

La musica va ascoltata dal vivo, sempre. Viviamo nell’epoca della riproduzione da circa centocinquant’anni, ma per 100.000 o addirittura 200.000 anni, da quando siamo una specie culturale, la musica è sempre stata un’esperienza condivisa, fatta con le persone in presenza, un termine che in realtà non dovremmo nemmeno usare, perché “in presenza” è un concetto superfluo, perché d’altronde siamo sempre presenti

Un Festival rappresenta l’occasione di vivere insieme questa esperienza, di vivere la musica non in solitudine con una cuffia, ma di condividerla fisicamente, percependo la vibrazione diretta. Perché la musica è composta da onde, onde sonore che partono da uno strumento o da un corpo e arrivano fino al nostro. 

È un’esperienza straordinaria, una comunicazione che avviene fra corpi, trasmessa attraverso la vibrazione dell’aria. 

La scelta di convergere maggiormente su nuove produzioni inedite da cosa nasce?

Un Festival ha una vocazione ben precisa: da un lato, è chiamato a presentare la musica che circola, dall’altro, ha anche la missione di offrire ai musicisti l’opportunità di esprimersi. Il Festival fornisce i mezzi economici e logistici necessari per permettere loro di dare vita a idee nuove; allo stesso tempo, è fondamentale che offra al pubblico l’opportunità di scoprire cose che prima non esistevano.

Oggi ci sono anche bandi di supporto, come nel caso del gruppo di Zoe Pia che presenteremo, il quale ha vinto un bando SIAE. Quindi, il progetto nasce grazie a un sostegno economico pubblico, ma, sostanzialmente, questo è ciò che un Festival dovrebbe fare: dare opportunità sia ai musicisti che al pubblico, muovendosi attraverso una logica culturale precisa.  

Non si tratta di “cose a caso”, ma di un programma pensato con una visione culturale chiara e significativa. 

Le collaborazioni con Jazz Is Dead e i club della città sono un chiaro segnale di promozione del territorio urbano e verso i giovani. Perché ritiene utile espandere il jazz su questi due livelli specifici?

In linea di massima, non ha alcun senso che un’istituzione si isoli, come se fosse l’unica a fare le cose nel mondo. Una posizione del genere è sterile, non porta da nessuna parte. 

È sterile per il Festival, che non cresce senza un dialogo continuo. È sterile per il pubblico, che si trova davanti a un muro. È sterile per i musicisti, che non possono esprimersi in un contesto vivo e dinamico. E, in ultima analisi, è sterile per la città stessa. 

Credo che qualsiasi istituzione, soprattutto un Festival, debba, per vocazione e per sua natura, dialogare con altre realtà, senza pregiudizi. Perché sono dal confronto e dalla condivisione che nascono le idee.  

Questo vale per tutte le età: per i giovani, ma anche per le persone più mature, che magari devono essere incoraggiate a uscire di casa, a entrare in contatto con qualcosa di nuovo. Al contrario, i giovani hanno già la tendenza ad uscire, a cercare esperienze diverse. 

Il Festival, dunque, dovrebbe essere qualcosa di fluido, che si espande negli spazi della città, che in qualche modo invade ogni angolo e diventa parte della vita quotidiana. Mi piace immaginarlo come una piscina: ti trovi a nuotare in essa e poi decidi tu dove andare, dove goderti l’esperienza. L’importante è che ci sia un dialogo continuo, perché è nel confronto con gli altri che nascono le idee migliori. 

Che cosa cerca maggiormente negli artisti che contatta per il festival? 

La qualità è fondamentale. La qualità e la capacità di suscitare emozioni negli ascoltatori.  

Per me, l’idea centrale è che l’artista ti porti in luoghi inaspettati, che ti faccia vivere esperienze nuove, cambiandoti emotivamente e culturalmente. L’artista esprime le sue idee, e queste idee entrano in dialogo con le mie. Così, sia l’artista che l’ascoltatore, attraverso questo scambio, cambiano. Ogni volta che scelgo un artista, per ogni singolo artista che invito, mi chiedo sempre quale effetto avrà sul pubblico, incluso me stesso, che sono anch’io parte del pubblico. 

Se l’effetto dell’esperienza è quello di toccare qualcosa di profondo, di scoprire un nervo scoperto, o anche semplicemente qualcosa che è in superficie ma che ti costringe a guardare le cose sotto una luce diversa, allora quell’artista è giusto per il Festival. In sostanza, deve essere capace di suscitare una reazione, di spingere a vedere o sentire il mondo in un modo nuovo.

C’è qualche artista che avrebbe voluto venisse quest’anno ma che non ha potuto portare?

Ci sono per esempio dei cantanti importanti come Kurt Ellings, Cécile McLorin Salvant, che non sono riuscito ancora a portare a Torino per problemi logistici legati al Tour. Inoltre, mi piacerebbe portare al festival anche il chitarrista Bill Frisell. Altri artisti invece, sono molto sfuggenti, ma con un po’ di pazienza si riesce a convincerli. Jason Moran ne è un esempio. L’ho raggiunto a un suo concerto e gli ho parlato del Festival, e alla fine sono riuscito a portarlo quest’anno a Torino.

Se dovesse consigliare degli artisti a un pubblico giovane e inesperto per farli avvicinare al jazz quali sarebbero?

Innanzitutto, credo che la prima cosa sia coltivare la curiosità verso ciò che non si conosce. Personalmente, sono un fermo oppositore degli algoritmi di Spotify o YouTube, perché ti spingono a conoscere solo ciò che già conosci. Quindi il mio consiglio è: parla con qualcuno che ascolta jazz o musica che tu non conosci, e lasciati guidare dalla sua esperienza. 

Poi, inizia a esplorare e scopri cosa ti piace. 

Certo, se ti avventuri nei capolavori, non solo quelli classici del passato, ma anche quelli del presente, di musicisti contemporanei che producono musica di altissimo livello, non sbagli.  

In ogni caso, finirai per trovarti di fronte a qualcosa di validissimo, riconosciuto come tale. Naturalmente, alcune cose ti piaceranno di più, altre di meno, ma invece di seguire l’algoritmo, meglio seguire i consigli di qualcuno che ti invita a scoprire mondi che non avresti mai immaginato. È un modo per uscire dalla tua zona di comfort e aprirsi a nuove esperienze musicali. 

Guardate anche la video – intervista sul nostro profilo Instagram

a cura di Marco Usmigli e Joy Santandrea

Torino Jazz Festival 2025: libera la musica

Il Torino Jazz Festival torna nel 2025 con la sua XIII edizione, portando con sé tutta l’energia del jazz live nelle sue forme più varie, promuovendo nuovamente l’idea originale, come ha ricordato in conferenza stampa il sindaco Lorusso, del compianto ex assessore alla Cultura Maurizio Braccialarghe. Sotto la direzione artistica di Stefano Zenni, il festival si svolgerà dal 23 al 30 aprile, anticipato da un’anteprima diffusa nei jazz club torinesi dal 15 al 22 aprile. Quest’anno, il tema scelto è un invito chiaro e potente: “Libera la musica” un’esortazione a superare i confini dei generi e a lasciar fluire le contaminazioni, oltre che a ricondurci alla mente l’80° anniversario della Liberazione.

Una città che risuona di jazz

Otto giorni di programmazione, 71 concerti, 289 artisti e 58 luoghi sparsi per Torino: il TJF 2025 non ha un centro, ma si espande ovunque, dalle sale prestigiose come l’Auditorium Giovanni Agnelli e il Teatro Colosseo ai club indipendenti come l’Hiroshima Mon Amour e il Magazzino sul Po. Ogni parte della città fa da palco per gli artisti, ponendo una forte attenzione ai giovani che per il direttore artistico devono avere il loro spazio nei main stage «per dar loro stessa dignità, stesso spazio e stessa importanza», sottolineando a proposito che «solitamente, purtroppo, i giovani hanno il loro palco separato, il loro ghetto».

Il festival si articola in diverse sezioni: i Main Events, con artisti di calibro internazionale, e il Jazz Cl(h)ub, che anima i 19 club coinvolti sul territorio di Torino attraverso 26 concerti. E poi ci sono le incursioni urbane dei Jazz Blitz, tanto desiderati e promossi da Zenni, che portano la musica là dove spesso la musica non riesce ad arrivare: scuole, ospedali, case circondariali, carceri. Altri incontri interessanti sono i  Jazz Talks, che offrono spazio a dialoghi e riflessioni in collaborazione con il Salone OFF.

Foto da cartella stampa

Voci, strumenti e incontri

Il TJF 2025 apre il sipario il 23 aprile al Teatro Juvarra con uno spettacolo che intreccia poesia e ritmo: Domenico Brancale e Roberto Dani daranno vita a un dialogo tra parola e percussione. La stessa sera, al Teatro Colosseo, Enrico Rava e il suo quintetto Fearless Five saranno protagonisti di un’esibizione che sarà accompagnata dalla consegna al trombettista torinese della targa Torri Palatine della Città di Torino, un riconoscimento alla sua carriera internazionale e al legame con la scena jazz locale.

Il cartellone prosegue con i Calibro 35 e il loro progetto Jazzploitation (24 aprile), un tuffo nelle colonne sonore italiane della golden age, e con Vijay Iyer, che il 25 aprile porterà sul palco del Conservatorio Giuseppe Verdi il suo Piano Solo. Il 28 aprile sarà la volta del Koro Almost Brass Quintet, che rileggerà Kurt Weill in Lonely House. Gran finale il 30 aprile con Il Big Bang del Jazz di Jason Moran e la TJF All Stars: un viaggio musicale che rievoca la storia di James Reese Europe e degli Harlem Hellfighters, rimescolando blues, ragtime e sonorità contemporanee.

25 Aprile a tutto ballo

Il TJF non dimentica le sue radici. Il 25 aprile, in occasione dell’80º anniversario della Liberazione, si terrà Il ballo della Liberazione al MAUTO: un duello musicale tra le big band di Gianpaolo Petrini e Valerio Signetto, richiamando le sfide swing dell’Harlem degli anni ’30.

Ma il festival guarda anche avanti, sostenendo la candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033 con eventi come il Jang Bang Sextet “Alighting” all’Hiroshima Mon Amour, una produzione originale TJF che unisce tradizione e sperimentazione.

Vivi il TJF 2025

Il segretario generale della Fondazione per la Cultura Torino, Alessandro Isaia, ci tiene a premere sul valore inclusivo del festival, che traspare dal costo contenuto dei biglietti e dai numerosi eventi gratuiti. Biglietti che saranno disponibili dall’11 marzo su torinojazzfestival.it. Inoltre per i nati dal 2011, ogni concerto costerà solo 1 euro. Sarà possibile acquistarli anche direttamente nei luoghi degli spettacoli, fino a esaurimento posti.

Stefano Zenni, in conclusione, invita a tuffarsi di testa nella ricchezza del programma, tenendo presente che il jazz non è solo uno, ma ce ne sono mille, e a Torino questi “mille” saranno tutti presenti.

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a cura di Marco Usmigli e Joy Santandrea

Sanremo 2025 – Le pagelle della quinta e ultima serata

La serata finale del 75° Festival di Sanremo è iniziata con l’esibizione di Gabry Ponte, che ha presentato “Tutta l’Italia”, diventato il jingle ufficiale del Festival 2025. Il conduttore Carlo Conti ha invitato come co-conduttori Alessandro Cattelan, che ha condotto fino ad ora il dopo-festival, e Alessia Marcuzzi.
Tra gli ospiti esterni al mondo musicale abbiamo Alberto Angela, il calciatore Edoardo Bove, e l’attrice Vanessa Scalera, insieme a Bianca Guaccero, Gabriele Corsi, Maria Sole Pollio e Bianca Balti. Tra gli ospiti fuori concorso hanno cantato Antonello Venditti e Mahmood all’Ariston, mentre i Planet Funk sono stati in collegamento dalla Costa Toscana e Tedua dal Suzuki Stage.
Non sono mancati momenti di dissenso da parte del pubblico, soprattutto durante la rivelazione della classifica, con particolare riferimento alla mancata presenza nella Top 5 di Giorgia e Achille Lauro. La finale si è conclusa rapidamente rispetto agli standard di Amadeus, il precedente conduttore, ma questo non è stato necessariamente un aspetto negativo per questa nuova edizione.

Classifica Finale
La classifica della Top 5 di quest’anno ha valorizzato la figura del cantautore:
1° posto: Olly
2° posto: Lucio Corsi
3° posto: Brunori Sas
4° posto: Fedez
5° posto: Simone Cristicchi
Olly ha vinto la 75ª edizione del Festival di Sanremo con la canzone “Balorda nostalgia“. Il voto finale è stato determinato dal televoto (34%), dalla Giuria delle Radio (33%) e dalla Giuria della Stampa, TV e Web (33%). Lucio Corsi ha chiuso al secondo posto, mentre Brunori Sas si è classificato al terzo.

PAGELLE

Francesca Michielin – “Fango in Paradiso”
Prima cantante ad esibirsi, indiscutibile è la sua interpretazione tecnica. Canzone orecchiabile ma che non resta, con un testo di poca rilevanza. Probabilmene la si dimenticherà entro poche settimane.

Voto: 24

Willie Peyote – “Grazie ma no grazie”
Canzone che non smentisce lo stile di Willie ma non è neanche una delle sue canzoni migliori. Il testo vuole essere impegnato ma non convince. Hook efficace il che la rende molto probabilmente una delle canzoni più gettonate per la radio.

Voto: 27

Marcella Bella – “Pelle di diamante”
Marcella Bella in chiave femminista. La melodia rimane abbastanza in mente con un ritornello efficace. Di certo non da ultimo posto.

Voto: 23

Bresh – “La tana del granchio”
Appena la canzone comincia sembra di ascoltare un brano di De Andrè per la scelta strumentale. Bresh sembra voler omaggiare le sue origini genovesi, peccato che poi nel ritornello veniamo catapultati in provincia d’Imperia a Sanremo.

Voto: 24

Modà – “Non ti dimenticherò”
Che dire, non si smentiscono. Il testo che vuole essere commovente è invece a dir poco patetico, con tanto d’interpretazione discutibile.

Voto: 17

Rose Villan – “Fuorilegge”
Vuole accontentare chi ama lo stile sanremese e le nuove generazioni, ma diciamo che non riesce troppo nel suo intento. Strofa e ritornello che sembrano appartenere a due canzoni diverse, con tanto di aggiunta di un coro stile gospel a metà canzone.
Voto: 21

Tony Effe – “Damme na’ mano”
Se esistesse lo stile “neomelodico romano” sarebbe perfetto per lui. Vuole interpretare un personaggio che non lo rispecchia. Diciamo che non è neanche preciso nel cantare.

Voto: 17

Clara – “Febbre”
Per la finale sembra più sicura di se. Stupisce in positivo nonostante l’introduzione molto classica.

Voto: 25

Serena Brancale – “Anema e core”
Superficialmente molto ritmata e piacevole ma appena la si ascolta un po’, va a perdere. Una forzatura di ritmi esotici/sudamericani e jazz (citato anche nel testo) snaturato e sicuramente non “elegante”.

Voto: 22

Brunori Sas – “L’albero delle noci”
Come già detto, ricorda forse un po’ troppo “Rimmel” di De Gregori ma dalle rime troppo forzate. L’ascolto comunque non è per niente sgradevole, diciamo “senza infamia e senza lode”.

Voto: 24

Francesco Gabbani – “Viva la vita”
Come abbia fatto a entrare nella “Top 10” rimarrà un mistero. Un’osanna alla “bellezza della vita” ma niente di più.

Voto: 19

Noemi – “Se t’innamori muori”
Un’altra canzone fatta con lo stampino sanremese. Obbiettivamente ben eseguita ma non resta nella mente. La tematica amorosa viene portata quasi fino alla nausea.

Voto: 22

Rocco Hunt – “Mille volte ancora”
Sempre i soliti temi del ragazzo di strada napoletano. Con ritornello con un hook efficace in un italiano “napoletanizzato”.

Voto: 21

The Kolors – “Tu con chi fai l’amore”
Se non viene citato l’amore è difficile che una canzone venga presentata a Sanremo. “Premio simpatia” per aver accettato Gianluca Fru sul palco.

Voto: 22

Olly – “Balorda nostalgia”
Canta bene ma, oltre a ciò, sembra di ascoltare una cover di un brano già esistente. Un primo posto anonimo.

Voto: 23

Achille Lauro – ” Incoscienti Giovani”
Testo con metafore non troppo comprensibili « l’amore è come una pioggia sopra villa Borghese »… Però tolta qualche incomprensione si rivela uno stile diverso dal suo solito ma molto sanremese.

Voto: 24

Coma Cose – “Cuoricini”
Tempo ritmato un po’ come una “disco music sanremese”. Il ritornello è quella melodia fastidiosa che purtroppo ti entra in testa e mette le radici. C’è da dire che “cuoricini” ha un hook efficace. « Stramaledetti cuoricini » …

Voto: 22

Giorgia – “La cura per me”
Non si smentisce mai, sempre le solite canzoni poco personali . C’è da dire però che è un’ottima interprete. Rimasta fuori dalla Top 5 con un dissenso del pubblico.

Voto: 26

Simone Cristicchi – “Quando sarai piccola”
Da molti la canzone è considerata commovente, ma è stata resa pare involontariamente, un po’ troppo strappalacrime.

Voto: 26

Elodie – “Dimenticarsi alle 7”
Stesso discorso per la maggior parte dei cantanti in gara, bella esecuzione ma niente di memorabile. Efficace radiofonicamente. Eccelente la sua presenza scenica.

Voto: 24

Lucio Corsi – “Volevo essere un duro”
Felice parentesi del Festival. Un cantautore poliedrico, fuori dagli schemi sanremesi, una piacevole esecuzione di cantautorato indipendente.

Voto: 29

Irama – “Lentamente”
Entra come la Lady Oscar di questo Sanremo. Solita canzone d’amore niente di spettacolare né dal punto di vista musicale che del testo.

Voto: 22

Fedez – “Battito”
Nella Top 5 generale un quarto posto meritato, magari si poteva osare anche un po’ più in alto. Orecchiabile, ma non troppo coesa come canzone e con testo comprensibile, non scontato visto l’andamento di questo Festival.

Voto: 26

Shablo feat Guè, Joshua e Tormento – “La mia parola”
Sound piacevole, rivolto principalmente alle nuove generazioni. Presenti citazioni di un rap un po’ “vintage”.

Voto: 27

Joan Thiele – “Eco”
Interessante la scelta musicale delle strofe, nel ritornello ritorna sempre l’impronta del Festival… peccato.

Voto: 26

Massimo Ranieri – “Tra le mani un cuore”
Sanremo “old style” ma trovo giusto accontentare tutte le generazioni. Niente da dire contro l’interpretazione.

Voto: 22

Gaia – “Chiamo io chiami tu”
Ritmi sudamericani per mettere enfasi sulle sue origini brasiliane. Neanche troppo ballabile: anonima.

Voto: 20

Rkomi – “Il ritmo delle cose”
Come sempre per Rkomi la dizione si fa desiderare. Obbiettivamente la canzone è orecchiabile ed efficace radiofonicamente, ma le vocali sono fastidiose tanto sono aperte, soprattutto nelle prime frasi.

Voto: 24

Sarah Toscano – “Amarcord”
Alle prime armi, si può migliorare. Poco originale e personale.

Voto: 18

A cura di Marta Miron

«Ci scusiamo per il ritardo» e il ripasso del regolamento sui marchi: il racconto della quarta conferenza stampa

Anche la serata cover di questa edizione è giunta al termine e ciò significa che siamo alla fine di questa settimana che si preannunciava con alte aspettative, ma che si è rivelata più noiosa del previsto. Nonostante ciò, il Festival di Sanremo 2025 sta continuando a registrare un buon successo, come emerso dalla conferenza stampa di oggi, 15 febbraio, alla quale erano presenti Alessandro Mager (sindaco di Sanremo), Marcello Ciannamea e Claudio Fasulo (dirigenza Rai), Simona Sala (Rai Radio 2), Carlo ContiAlessia Marcuzzi e Alessandro Cattelan (co conduttori di questa serata). Infatti, i numeri lasciano ben sperare con un 70,8% di share e 13,6 milioni di spettatori, con un picco di ascolti all’annuncio delle vincitrici e una media delle prime quattro serate del 65% di share

Carlo Conti ha preso la parola per fare un bilancio della serata, scusandosi per il ritardo di (ben) sei minuti nella scaletta dovuto alla ripetizione dell’esibizione di Bresh a causa dei problemi tecnici. Nonostante questo, ha sottolineato la sua preferenza per un approccio diretto, senza «fronzoli» o «fuffa». Sul palco dell’Ariston, il suo ruolo di direttore artistico è sempre stato chiaro: un Festival di qualità, senza scandali e polemiche in linea con l’obiettivo Rai. Rispondendo alla domanda su cosa fosse più presente a Sanremo tra cicale e formiche, pur non cogliendo la reference della domanda posta di recente al presidente del consiglio, ha detto che il Festival ha bisogno di un equilibrio tra essere “cicale e formiche”: un po’ di leggerezza, ma anche tanto lavoro nonostante i successi. 

Alessia Marcuzzi ha raccontato come, pur non avendo mai sognato di calcare il palco dell’Ariston, oggi stia vivendo l’esperienza come una vera e propria festa che la riempie di felicità e che può considerare la ciliegina sulla torta della sua carriera.

Anche per Alessandro Cattelan, Sanremo non rappresenta l’ambizione per cui si alza ogni mattina e fa il mestiere del conduttore. Ma, nonostante ciò, si dice molto contento di essere al fianco di Conti e della Marcuzzi. Ha sottolineato che l’improvvisazione è ciò che rende l’intrattenimento più efficace, ed è questo l’approccio che ha deciso di seguire nel corso di questa serata, vivendo la sua partecipazione come una “discussione di tesi”, con l’obiettivo di divertirsi e di portare leggerezza. Ha dichiarato, inoltre, di non aver mai pensato a un suo futuro come successore di Carlo Conti nella conduzione. 

Un paio di questioni sono state toccate in maniera veloce, una di queste il regolamento sui marchi, visti i recenti scandali con la collana di Tony Effe. Per questo, Ciannamea ha parlato della visibilità dei marchi sul palco chiarendo che, secondo il regolamento, nessun logo può essere visibile in modo evidente. Se i marchi non sono riconoscibili, possono essere utilizzati, ma senza inquadrature troppo ravvicinate, ma sarà visibile il nome del marchio nei titoli di coda, poiché la presenza è legata all’artista.

Infine, i co-conduttori hanno condiviso la loro visione dell’esperienza. Alessia Marcuzzi ha sottolineato l’importanza della musica come centro dell’evento e ha dichiarato di voler essere ricordata per gli abbracci e l’energia positiva che porta sul palco. Cattelan, invece, ha parlato della difficoltà di portare leggerezza in un contesto così frenetico, ma ha evidenziato che lo spirito di ironia è ciò che rende il Festival speciale, soprattutto quando la macchina si mette in moto a tutta velocità.

A cura di Alessia Sabetta

Sanremo 2025 – Le pagelle della serata cover

Avevamo riposto tutte le nostre aspettative in una serata cover che risollevasse le sorti di questo Festival, invece anche questa serata ci fa sperare che tutto finisca presto.

Rose Villain con Chiello – “Fiori rosa, fiori di pesco” di Lucio Battisti 
Per Chiello l’esibizione non comincia al meglio ma lasciandosi trasportare dal carisma di Rose Villan si scioglie e con il suo stile ci affascina. Che dire di Rose, calorosa e coinvolgente, ci ha dimostrato di essere impeccabile.  

Voto: 27

Modà con Francesco Renga – “Angelo” di Francesco Renga 
A parte qualche errore di attacco di Kekko tutto nella norma, forse troppo. 

Voto: 24 e targa RENGANEK 

Clara con Il Volo – “The sound of silence” di Simon and Garfunkel
Chiaramente Clara ha provato a dare alla canzone un’interpretazione personale, invece, come potevamo aspettarci, Il Volo ha fatto Il Volo. 

Voto: 24 

Noemi e Tony Effe – “Tutto il resto è noia” di Franco Califano
Prima di tutto, dov’era la collana di Tony Effe? 
Parlando di cose serie: si vede l’impegno da parte di entrambi ma per Tony Effe non è abbastanza. Noemi, con la sua tecnica magistrale meriterebbe 27. Tony invece è sufficiente, ma di poco.

Voto: 23, Noemi, si sa che nei progetti di gruppo c’è sempre qualcuno che lavora di più. 

Francesca Michielin e Rkomi – “La nuova stella di Broadway” di Cesare Cremonini
Esibizione che segue due modalità interpretative diverse: quella di Francesca, meravigliosa e coinvolgente, e quella di Rkomi, stanca e spenta. Peccato.

Voto: 24 

Serena Brancale con Alessandra Amoroso – “If I Ain’t Got You” di Alicia Keys
Serena Brancale ha mostrato, con questo brano, un’altra parte di sé. Si è rivelata essere una cantante poliedrica dal talento e dalla tecnica esemplare. Complimenti. 

Voto: 29

Irama con Arisa – “Say Something” di Christina Aguilera 
L’intesa tra i due cantanti è particolare. Il brano struggente però risulta svuotato di tutti i turbamenti della versione originale, non riuscendo a restituire le forti emozioni che sono narrate dal testo. Performance tutto sommato discreta. 

Voto: 24

Gaia con Toquinho – “La voglia, la pazzia”di Ornella Vanoni
Esibizione dai toni allegri e scherzosi. Gaia ha reso la canzone sua donandole una potente interpretazione personale. 

Voto: 27

The Kolors con Sal Da Vinci – “Rossetto e caffè” di Sal Da Vinci 
Forse la canzone più apprezzata dal pubblico dell’Ariston. Stash preso benissimo. Che dire, i The Kolors hanno thekolorsato.

Voto: 25 e targa mainstream.

Marcella Bella con I Twin Violins – “L’emozione non ha voce” di Adriano Celentano 
Interpretazione molto personale che però perde la tenerezza della versione originale. Una versione forse troppo «forte, tosta, indipendente».  

Voto: 18

Rocco Hunt con Clementino – “Yes I know my way” Di Pino Daniele 
Hunt e Clementino super coinvolgenti. Grande omaggio al maestro Pino Daniele, che termina con un finale emozionale in cui la sua stessa voce chiude l’esibizione. 

Voto: 27 e targa commozione 

Francesco Gabbani con Tricarico – “Io sono Francesco” di Tricarico 
Canzone profonda che Gabbani fa sua rendendola più energica e giocosa. La sua interpretazione funziona ed è coerente.

Voto: 26

Sarah Toscano con Ofenbach – “Overdrive” di Ofenbach 
La canzone passa da “Overdrive” a “Be Mine” diventando un medley. Sarah, perfetta e sicura, dona il suo tocco chic all’esibizione, che risulta assolutamente pazzesca.

Voto: 28

A cura di Maria Scaletta

Lucio Corsi con Topo Gigio – “Nel Blu dipinto di Blu” di Domenico Modugno
L’annuncio del duetto con Topo Gigio aveva suscitato una grande curiosità tra il pubblico. Tuttavia, dopo l’esibizione, viene spontaneo chiedersi se si sia trattato di un colpo di genio o di qualcos’altro. Tutto molto dolce e candido, ma è una di quelle cose su cui bisogna riflettere un po’ per afferrarne davvero l’essenza.

Voto: Lucio sei un patato

Giorgia e Annalisa – “Skyfall” di Adele
Quelle brave della classe, ma studiano a memoria. Una buona interrogazione, ma ci siamo già dimenticati le cose che abbiamo studiato. Però si guadagnano la vittoria. 

Voto: 25

Simone Cristicchi con Amara – “La cura” di Franco Battiato
Potrebbe essere stata una scelta astuta e ben pensata (anche perfettamente legata alla canzone in gara), ma alla fine è una comfort zone.

Voto: 23

Coma_Cose con Johnson Righera – “L’estate sta finendo” di Righeira
Fausto e California iniziano con un duetto piano-voce e l’aspettativa di svegliarsi da questo coma sembra svanire. Poi, grazie all’apparizione mistica di Righera con un paio di occhiali veloci (che lo trasformano in un ciclope), l’operazione “alzarsi dalla sedia e ballare” è completata. Grazie Coma_Cose, sapevamo di poterci fidare di voi!

Voto: 26

Joan Thiele con Frah Quintale – “Che cosa” c’è di Gino Paoli
Questa versione downtempo di “Che cosa c’è” non dispiace affatto, anzi, è un ottimo esempio di cover rivisitata che funziona. I due hanno una bella sinergia, le loro voci si intrecciano alla perfezione e si conferma una delle cose più interessanti fino a questo momento.

Voto: 29

Olly con Goran Bregovic – “Un Pescatore” di Fabrizio De André
Bregović e la Wedding & Funeral Band riarrangiano il brano in versione balcanica e Olly è tutto un presabene. Il risultato è buono, ma disturba la lincenza poetica di Olly − ad un certo punto fin troppo preso bene – che urla che se canti lailallala tutto si risolverà (non lo so Olly). 

Voto: 28

Elodie e Achille Lauro – “A mano a mano” di Riccardo Cocciante e “Folle città” di Loredana Bertè
Un duo ben assortito: nessuno dei due ruba la scena all’altra persona anzi, sembrano a loro agio in quella che potrebbe essere l’esibizione di uno dei loro concerti.

Voto: 25

Massimo Ranieri con Neri per caso – “Quando” di Pino Daniele 
Forse bisognerebbe un attimo rivedere alcune scelte. L’idea non è male, ma la realizzazione lascia a desiderare: i due poli non dialogano poi così bene.

Voto: ritenta (ma anche no), sarai più fortunato 

Willie Peyote con Tiromancino e Ditonellapiaga – “Un tempo piccolo” di Franco Califano
A questo punto della serata sembra siano trascorsi secoli dall’inizio della puntata e l’esibizione, pur non essendo poi così male, passa quasi inosservata nel mezzo di tutto ciò che è successo nelle ore precedenti.

Voto: vorrei votare ma non posso

Brunori Sas con Riccardo Senigallia e Dimartino – “L’anno che verrà” di Lucio Dalla
Brunori si porta sul palco Dimartino e Riccardo Senigallia ed è subito “Festa dell’Unità” con un’esibizione che, pur essendo un po’ rischiosa per la scelta del brano, alla fine trasmette quella sensazione di accoglienza familiare e una bella tavolata di pastasciutta.

Voto: 27 e targa Festa dell’unità

Fedez con Marco Masini – “Bella stronza” di Marco Masini
Ne Avevamo davvero bisogno? Rimaniamo (non è vero) in attesa del prossimo scoop.

Voto: /

Bresh con Cristiano De André – “Crueza De Mä” di Frabrizio De André
Una maledizione sembra essersi abbattuta su questa esibizione: prima il microfono di Bresh non funziona, poi Cristiano De André perde il microfono del mandolino e Bresh non riesce a nascondere la risata disperata di chi pensa “che difficoltà questa vita”. Nonostante tutto si portano a casa una bella esibizione!

Voto: 28 e targa Malocchio

Shablo ft. Guè, Joshua, Tormento con Neffa – “Amor de mi vida” dei Sottotono “Aspettando il sole” di Neffa
Dalla regia (la chat di Musidams) dicono che si tratta di un duetto importante per la scena hip hop italiana. 

Voto: 28 sulla fiducia 🙂

A cura di Alessia Sabetta

Sanremo 2025: la tanto attesa serata delle cover

La conferenza stampa tenutasi questa mattina inizia con le parole del direttore artistico, nonché conduttore, Carlo Conti, il quale annuncia che stasera al suo fianco, per l’apertura, ci sarà Roberto Benigni.

Dopo questa notizia Marcello Ciannamea, il Direttore Intrattenimento Prime Time Rai, condivide gli ottimi risultati della sera precedente con 10,7 Mln di ascolti medi e il 59,8% di share, un successo visto l’incremento di 1 Mln di ascoltatori rispetto lo scorso anno.

Successivamente, il sindaco Alessandro Mager ringrazia le forze dell’ordine per il lavoro che stanno svolgendo per permettere la totale sicurezza dei cittadini e, Marco Bocci, Presidente della Regione, conferma la sua presenza sul palco dell’Ariston per la consegna del Premio Liguria per la migliore cover. 

Claudio Fasulo, responsabile Rai, espone il programma della serata, il quale prevede la presenza di ben 144 artisti sul palco, tra cui la performance di Paolo Kessisoglu con la figlia e l’esibizione di Benji e Fede sul palco Suzuki: insomma, si prospetta un grande spettacolo. 

È presente anche Settembre, il vincitore di Sanremo Giovani, a cui viene consegnato il Premio alla Critica e il Premio Critica Sala Stampa Lucio Dalla. Il cantante coglie l’occasione per ribadire la forte stima che nutre per Alex Wyse, finalista con lui, ed esprime una forte gratitudine per la vittoria conseguita.

Viene poi lasciata la parola alla coppia dei due co-conduttori Geppi Cucciari e Mahmood accomunati non solo dalla provenienza geografica ma anche dalle affinità elettive. Entrambi si augurano il meglio per questa serata: Geppi lo fa con il suo solito sarcasmo mentre Mahmood con il suo ottimismo.

Tra le domande viene chiesta una delucidazione riguardo al perchè la collana sia stata negata a Tony Effe: i responsabili precisano che è stato necessario non far salire sul palco il cantante con il gioiello, in quanto una norma contenuta nel regolamento del festival prevede il totale divieto da parte degli artisti di esibire dei marchi.

Risoltasi tale questione, le domande successive ruotano tutte attorno al ruolo che Geppi Cucciari ha intenzione di ricoprire sul palco dell’Ariston, dove la tv viene intesa come spazio di evasione dalla realtà.
L’attrice risponde sempre con la massima eleganza affermando che «ogni giorno ci sono piccole/grandi battaglie da combattere » ma ci tiene ad evidenziare che mostrerà rispetto nei confronti delle decisioni prese dal direttore artistico.

Una cosa è certa: sono state create alte aspettative per questa serata e noi ci auguriamo che non vengano deluse.

A cura di Sofia De March

Sanremo 2025: conduttrici donne, giornata della radio e polemiche sul televoto

Se inizialmente la conferenza stampa del giorno 13 febbraio comincia con toni allegri e discorsi che preannunciano la terza serata del festival, l’atmosfera cambia radicalmente di lì a poco a causa di domande spinose su questioni come la corruzione del televoto.

In un primo momento viene annunciato il dono di uno speciale braccialetto floreale per la serata di San Valentino (quella di venerdì) composto di ranuncoli rossi per le personalità femminili di Sanremo, soprattutto per le giornaliste del Festival.

Vengono poi comunicati i record numerici della seconda serata: gli ascolti medi ammontano a 11.8 milioni, con il 64,6% di condivisioni. La maggioranza del pubblico appare essere quella dei giovani, con picchi di share verso le ore 00.30 da parte della fascia di età 15-24 anni.

Per quanto riguarda i social, la seconda serata ha visto un aumento delle views del +96% rispetto allo scorso anno. Viene confermato che il coinvolgimento è aumentato grazie alla presenza di Bianca Balti e Damiano David.

Gli ospiti della terza serata saranno il cast della serie televisiva Mare Fuori, i membri del Teatro Patologico e i Duran Duran. Quest’ultimi oltre ad esibirsi riceveranno anche un premio alla carriera.

Grande attesa per la finale delle Nuove Proposte dove sono in gara Alex Wyse con “Rockstar” e Settembre con “Vertebre”.

Si crea molto sgomento in sala stampa. Vengono chieste spiegazioni sul rapporto tra il concorrente Fedez e Luca Lucci (il capo degli ultras del Milan arrestato recentemente per spaccio di droga), ma Conti interviene subito spiegando di non essere un giudice, bensì un conduttore televisivo che si avvale della presunzione di innocenza.

La conferenza continua con domande di natura polemica sui conteggi finali dei voti. Molti giornalisti si sono chiesti: se il nostro voto vale il 33%, quanto inciderà sul calcolo finale?

Conti allora tenta di placare gli animi spiegando che quella percentuale è da aggiungere a un altro 33%, che sarà quello delle radio, arrivando al 66% del totale, con una rimanenza del 34% che spetterà al televoto.

Proseguono le domande, questa volta indirizzate a Miriam Leone, perlopiù inerenti al suo nuovo progetto televisivo: la serie TV Miss Fallaci, ispirata alla vita della giornalista Oriana Fallaci. L’attrice risponde che, proprio come la protagonista che interpreta, anche lei è piena di sfaccettature poiché le donne non sono definibili con un unico aggettivo o non possono essere inserite in un’unica categoria. Parla inoltre delle difficoltà incontrate nel portare sullo schermo tematiche forti come l’aborto.

I quesiti finali sono di natura più leggera: viene domandato a Katia Follesa quale sia il suo metodo per mantenere la calma sul palcoscenico, dal momento che in sala stampa appare molto tranquilla. La comica risponde di essere molto estasiata all’idea di portare sketch comici e di improvvisazione sul palco dell’Ariston all’età di quasi cinquant’anni. La sua arma più vincente è senz’altro l’autoironia.

A Elettra Lamborghini viene invece domandato che cosa ne pensi di canzoni con testi di natura spinta, come ad esempio il brano di Tony Effe, definito da molti «di cattivo gusto». Risponde che non bisognerebbe nascondere alcun tipo di parola o linguaggio nelle canzoni poiché in qualsiasi altro medium, ad esempio i videogiochi violenti o i film dell’orrore, appaiono elementi volgari o anti convenzionali.

Carlo Conti, essendo il 13 febbraio la giornata internazionale della radio, onora la figura di Guglielmo Marconi per la sua invenzione e per l’impatto che essa ha tutt’ora nelle vite degli esseri umani. Gli viene inoltre consegnato, da parte dell’emittente radiofonica “Radio Esercito” un attestato onorifico per il suo giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana.

Vi è grande fermento per la terza serata del 75º festival di Sanremo, con personalità femminili forti a condurre e ospiti musicali di eccezione, come i Duran Duran che suoneranno assieme a Victoria De Angelis dei Måneskin.

                                                   a cura di Martina Vergnano Menzio

Sanremo 2025: Share, Televoto e Novità dalla Terza Conferenza Stampa

Ritmi serrati, trofie al pesto servite a notte fonda e nessun momento iconico hanno caratterizzato l’apertura della 75ª edizione del Festival di Sanremo.

Carlo Conti sembra aver sopportato bene il ritmo della serata, tanto da dichiarare oggi, 12 febbraio, durante la terza conferenza stampa, che i suoi ritmi circadiani sono stati sconvolti, considerando che di solito va a letto alle 21:30. In sala stampa con lui, Alessandro Sindoni (Assessore al Turismo del Comune di Sanremo), Marcello Ciannamea e Claudio Fasulo (dirigenza Rai). A seguire, sono arrivati anche Bianca Balti, Cristiano Malgioglio, Nino Frassica e Damiano David (rispettivamente tre co-conduttori della seconda serata e l’ultimo come ospite).

Prima di aprire alle domande dei giornalisti sono stati toccati due temi: gli ascolti e le modalità di voto. La prima serata ha fatto registrare ben 12,6 milioni di spettatori, con uno share del 63,3%. Nonostante la varietà di età del pubblico, l’83% di questi spettatori apparteneva alla fascia 15-24 anni (l’operazione di rinnovamento voluta da Amadeus sta, ancora e forse per poco, dando i suoi frutti). Per quanto riguarda le modalità di voto, (molto più difficili a dirsi che a farsi) la seconda e terza serata vedono la votazione di radio e televoto (con un massimo di tre voti per ciascuna sessione di voto). La somma dei voti ottenuti da ogni artista nel corso delle puntate farà evidenziare i 5 finalisti che si fronteggeranno durante la finale per la vittoria. 

Carlo Conti ha risposto alle diverse domande, tra cui quella sul tipo di accoglienza che si aspettava, sulle motivazioni dietro le modifiche al regolamento delle votazioni e su inviti a Maria De Filippi ed Elon Musk. Il direttore artistico ha spiegato che i cambiamenti correttivi sono finalizzati a ottimizzare il sistema delle votazioni, per renderlo il più efficiente possibile. Ha poi aggiunto che Maria De Filippi è sempre la benvenuta e al contrario Elon Musk non è invitato perché non avrebbe niente di interessante da dire su quel palco, ma soprattutto non è suo amico. In diverse occasioni ha definito Sanremo come un bouquet di fiori dove brani, artisti in gara, scaletta, ospiti e co-conduttori sono stati scelti con cura per ottenere una composizione il più equilibrata possibile. La seconda e terza serata due serate, ha spiegato, sono state pensate per offrire una varietà di momenti di intrattenimento, con co-conduttori provenienti da diversi ambiti dello spettacolo (come la moda e la comicità) come garante di una narrazione sfaccettata e ricca, ma anche più distesa rispetto alla prima e all’ultima.

Bianca Balti, con la sua presenza, ha messo in ombra gli altri due co-conduttori. Le domande su di lei hanno riguardato principalmente la sua malattia, ma la modella ha risposto più volte di essere lì in veste di professionista, non di malata, aggiungendo che la sua partecipazione vuole essere una celebrazione della vitalità, che si riflette anche negli abiti che indosserà durante il programma. Anche Cristiano Malgioglio ha parlato dei suoi abiti, che saranno ispirati alle dive degli anni ’40. Ha chiesto di essere lasciato libero di esprimere al meglio se stesso, portando ironia, gioia e colore, (e speriamo anche qualche meme, vista la carenza della prima serata).

Damiano David, entusiasta di essere a Sanremo, ha parlato della sua presenza in solitaria, sottolineando che il Festival ha aperto ai Maneskin (senza mai nominarli esplicitamente, ma riferendosi a loro come “la band”) le porte per qualcosa di impronosticabile, ma affrontarlo da solo quest’anno è il canale di veicolazione sana delle sue capacità come singolo. 

In conclusione è stato annunciato lo spoiler della presenza dei Duran Duran che giovedì si esibiranno con un medley e riceveranno un premio alla carriera. Mentre stasera la puntata si aprirà con la sfida delle Giovani Proposte e, oltre a Damiano David, come ospiti il cast del film FolleMente e della fiction Belcanto.

La conferenza si è conclusa in modo sobrio, lasciando però sperare che stasera si possa assistere a qualcosa di più frizzante.

a cura di Alessia Sabetta

Sanremo 2025 – Le pagelle della prima serata

Inizia la settimana Sanremese: alla 75° edizione del Festival di Sanremo torna Carlo Conti, dopo ben 10 anni dalla sua prima conduzione al Festival (l’ultima volta fu direttore artistico nel 2017). 

Un bellissimo messaggio di pace da parte delle cantanti Noa e Mira Awad che hanno cantato insieme “Imagine” di John Lennon. Sale sul palco anche Jovanotti che porta la sua felicità cantando un medley delle sue canzoni. Una prima serata, l’11 febbraio, molto scorrevole e ci ha permesso di non fare troppo tardi pur mostrandoci una panoramica su tutti i 29 cantanti in gara.

GAIA – “Chiamo io chiami tu” 
Sembra che all’inizio non sentisse in cuffia ma inizia lo stesso con sicurezza, viene accompagnata dai ballerini che esaltano ancora di più la sua presenza scenica. Una voce pulita, una “dea saffica” che domina il palco con stile. 

VOTO: 27

FRANCESCO GABBANI – “Viva la vita” 
Gabbani porta sul palco un brano solare, un inno alla vita che ci invita a guardare il mondo senza malizia e a vivere senza riserve. Magari fosse così…

VOTO: 20

RKOMI – “Il ritmo delle cose” 
Mirko era molto sicuro sul palco, probabilmente avrà preso freddo non portando la maglia della salute. Un ritmo ansiogeno dato dalla nota ribattuta del pianoforte, violento decrescendo troppo ripetitivo. Un brano che punta ad un’intensità emotiva che però non arriva. 

VOTO: 23

NOEMI – “Se t’innamori muori” 
Scende le scale accompagnata da Carlo Conti, evitando altre cadute. 
La sua interpretazione carica di emozione viene sostenuta dalla sua vocalità impeccabile, riesce a dare più valore al testo della canzone portata in gara.

VOTO: 26

IRAMA – “Lentamente”
La sua voce se pur intensa, fatica a trovare sfumature che rendano il pezzo davvero coinvolgente. 
Sembra che qualcosa cambi nel momento in cui si toglie quel cappotto… si sarà tolto un peso, il finale è più sentito in questa prima performance. 

VOTO: 22

COMA COSE – “Cuoricini” 
Volevano fare un omaggio ai Ricchi e Poveri? Rimangono sempre iconici ma questa ripetitività stanca. Ci si aspettava “Fulmini e tempesta” invece solo cuoricini stucchevoli. 

VOTO: 21 

SIMONE CRISTICCHI – “Quando sarai piccola”
Una dedica intensa e toccante, parole cariche di significato come solo lui sa fare. La sua emozione è stata palpabile, la forza del testo sovrasta la vocalità in questo caso. Ha portato ad una standing ovation con lacrime agli occhi. 

VOTO: 29

MARCELLA BELLA – “Pelle diamante” 
Sale sul palco molto coraggiosa, porta una canzone che celebra l’indipendenza della donna e si accompagna anche con qualche movimento coreografico che enfatizza alcune parole. 

VOTO: 25

ACHILLE LAURO – “Incoscienti giovani” 
Prova a conquistare con il suo carisma ma questa volta senza un colpo di scena incisivo. Un brano molto vecchio stile, un “amore disperato”, accompagnato da un morbido assolo del sassofono.  

VOTO: 26 

GIORGIA – “La cura per me”
Ci regala una performance straordinaria, un talento vocale capace di emozionare e incantare. Riuscirebbe a rendere intensa anche la lista della spesa, l’orchestra insieme al pubblico si alza in piedi per acclamarla. 

VOTO: 29 

WILLIE PEYOTE – “Grazie ma no grazie” 
Ottima introduzione data dal jingle della chitarra, un brano molto ironico che molto probabilmente diventerà meme. 

VOTO: 25

ROSE VILLAIN – “Fuorilegge” 
Una vera “fuorilegge” che si muove in una piccola coreo con un tocco alla Lady Gaga, molto intensa e sicura riesce a catturare l’attenzione. 

VOTO: 26

OLLY – “Balorda nostalgia” 
Molto convinto e senza paura, si sentiva a suo agio sul palco. Intonato e profondo ma manca qualcosa. 

VOTO: 23 

ELODIE – “Dimenticarsi alle 7” 
Magnetica, non ha bisogno di troppi artifici, basta la sua presenza e il suo modo di interpretare per catturare l’attenzione. Diversa dalle volte precedenti ma sempre sul pezzo. 

VOTO: 27

SHABLO FEAT GUÈ, JOSHUA, TORMENTO – “La mia parola” 
Accompagnati dal coro Gospel risultano comodi sul palco, una street song super orecchiabile. 

VOTO: 27 

MASSIMO RANIERI – “Tra le mani un cuore”
Ci riprova anche quest’anno, porta un brano con un’impronta riconoscibile restando nella sua comfort zone. Un volto conosciuto che fa piacere rivedere al festival. 

VOTO: 25

TONY EFFE – “Damme ‘na mano” 
Un Tony Effe che sembra voler interpretare un’altra persona… se voleva essere più serio non ci è riuscito, da apprezzare però il coraggio. 

VOTO: 18…

SERENA BRANCALE – “Anema e core”
È riuscita a portare un po’ di movimento in tutta la serata con suoni del sud. Sta bene sul palco, super credibile. 

VOTO: 26

BRUNORI SAS – “L’albero delle noci” 
Un brano sulla figlia e gli affetti familiari, uno dei favoriti dalla critica. Molto sicuro nella performance, buona la prima. 

VOTO: 27

MODÀ – “Non ti dimentico” 
Tornano dopo anni sul palco del Festival, ma questa performance è stata deludente… un lamento fastidioso. 

VOTO: 19 

CLARA – “Febbre”
Rispetto all’anno scorso sembra più impavida e consapevole, sa stare sul palco ma non convince ancora. Probabilmente ci sentiremo quest’estate. 

VOTO: 23 

LUCIO CORSI – “Volevo essere un duro” 
Molto sincero, arriva senza fare troppi giri senza essere troppo pesante. Super coerente nella performance. 

VOTO: 26

FEDEZ – “Battito”
Si può dire tanto in questi giorni su di lui, ma sa scrivere. Percepibile un po’ di ansia nell’aria, ma alla fine è riuscito a concludere bene la performance, una vera mina.  

VOTO: 24 

BRESH – “La tana del granchio” 
Un brano piacevole che suona bene, un po’ sottotono e senza una grande energia. Il pubblico sembra apprezzare molto il suo debutto. 

VOTO: 25

SARAH TOSCANO – “Amarcord” 
Fresca dal talent di Amici risulta sul palco molto abile, una voce che potrebbe con il tempo diventare più forte. 

VOTO: 21 di incoraggiamento 

JOAN THIELE – “Eco” 
Una sorpresa, un brano con ritmo molto coinvolgente e una bella voce. Ha convinto. 

VOTO: 27

ROCCO HUNT – “Mille vote ancora” 
Una bella performance, padroneggia la scena senza paura coinvolgendo. Per Rocco Hunt è “nu vot buon”.

VOTO: 26

FRANCESCA MICHIELIN – “Fango in paradiso” 
Questa volta scandisce le parole, la rottura con il “tipo” le ha dato forza per questa esibizione sentita. 

VOTO: 24

THE KOLORS – “Tu con chi fai l’amore” 
Prima di esibirsi hanno fatto regali fuori dall’Ariston, molto ironici. Hanno concluso bene questa prima serata con un ritmo incalzante e frizzante. Ci hanno conquistati? 

VOTO: 26

A cura di Francesca Modoni

Anche se tra poche ore presenterai il Festival di Sanremo, la mamma è sempre la mamma!

Non ci sono più scuse: la settimana più attesa dell’anno è finalmente iniziata e da oggi, 11 febbraio, la popolazione si divide tra chi guarda Sanremo e chi, mentendo, dice di non averci nulla a che fare.

Questa mattina, alla conferenza stampa hanno partecipato Carlo Conti, Alessandro Cattelan, Alessandro Mager (sindaco di Sanremo), Marcello Ciannamea (in rappresentanza della dirigenza Rai), Fabrizio Casinelli (capo ufficio stampa Rai) e Simona Sala (direttrice di Rai Radio 2). In collegamento dalla sala stampa Lucio Dalla, c’erano invece Gabriele Corsi, Bianca Guaccero e Mariasole Pollio, che condurranno il Prima Festival.

Tra le prime dichiarazioni di Conti (oltre al malcontento per il risultato della partita Inter – Fiorentina) c’è stato un chiarimento sulla sua posizione antifascista, in risposta a una domanda emersa ieri durante la conferenza stampa, che aveva scatenato uno dei primi polveroni mediatici. Sempre sul tema dei polveroni è stata chiesta a Simona Sala una riflessione sul filtro della radio riguardo ai testi politicamente scorretti: la direttrice ha risposto prontamente, spiegando che si può parlare di filtro ma non di censura, piuttosto di un’attenzione che porta a chiedersi il motivo per cui gli artisti scrivano certe canzoni che spesso riflettono la realtà della società.

A Cattelan è stata posta una domanda sull’AI e ha risposto che siamo abituati a pensare che l’intelligenza artificiale porterà a una rivolta degli elettrodomestici, mentre in realtà potrebbe rivelarsi una risorsa, se ben utilizzata. Un’altra domanda ha riguardato il gossip che ha coinvolto artisti come Fedez negli ultimi giorni. In merito Cattelan ha risposto in modo deciso, affermando che «Per il gossip si incolpa chi lo fa ma, se vende, significa che qualcuno compra. Se ci dà fastidio dovremmo smettere di fruirne».

Sono emerse anche alcune questioni tecniche: si è parlato delle eccezioni fatte per alcuni brani che superano di poco il limite di 3.30 minuti di durata, delle modalità di voto studiate per rendere omogenei i pesi delle tre giurie e del nuovo sistema per la rilevazione della total audience che non permetterà di confrontare gli ascolti con quelli degli anni precedenti. Anche alcune domande legali sul progetto per la realizzazione del Palafestival e sulla sentenza TAR a cui la Rai ha fatto ricorso hanno trovato risposte chiare, ma piuttosto veloci.

Pochi, invece, gli spoiler sugli ospiti delle serate: Carlo Conti ha annunciato la presenza di Bennato giovedì sera e il medley preparato da Jovanotti per la sua esibizione che inizierà dall’esterno dell’Ariston con diversi percussionisti.

Dall’altra sala stampa Guaccero, Corsi e Pollio hanno espresso entusiasmo nel lavorare insieme sottolineando che, nonostante le diverse età, esperienze e background artistici, hanno visto nei loro occhi la stessa felicità nel partecipare al Festival. Tra dolci ricordi dei tre riguardo ai Festival in cui erano semplici spettatori hanno dichiarato che il Prima Festival è da considerarsi un buon antipasto (e non l’apertivo, come l’aveva definito uno dei giornalisti), per la portata centrale, che si spera eccellente. 

La conferenza si è chiusa con un Carlo Conti molto emozionato che ha ricordato sua madre, che gli ha insegnato valori come il rispetto e l’onestà, ma che non era una brava cuoca. Non ha ricordi particolari legati alla tavola durante i Festival. 

Ha poi scherzato dicendo che mangerà «uno spaghettino verso le 19, veloce ma senza aglio». Data l’importanza della serata, speriamo che non gli causi problemi intestinali. 

Intanto attendiamo con impazienza le poche ore che ci separano dall’evento per eccellenza del panorama nazionalpopolare!

A cura di Alessia Sabetta