Tutti gli articoli di Alessia Sabetta

Musidams consiglia: i 10 migliori singoli di Marzo

Marzo è un buon mese: tanti singoli in vista dell’uscita dei nuovi album e dei tour estivi e primaverili. Ecco la nostra top10.

“L’arte di lasciare andare” – Baustelle

Non c’è molto da dire su questo brano, se non che per fortuna i Baustelle sono tornati a fare i Baustelle rock folk, con un brano dal significato quasi esistenziale. La canzone tratta del difficile processo di imparare a lasciar andare, di abbandonare la frenesia che ci spinge a vivere le giornate sempre di corsa, accettando la nostra mortalità. Il tutto è accompagnato da un ritmo incalzante che richiama i “vecchi” Baustelle di “Charlie fa surf”, con quella miscela unica di introspezione ed energia. Un ritorno alle origini, che sa essere riflessivo e al tempo stesso potente.

Voto: 28/30

“Sigarette” – Lucio Corsi

Se Zeno Cosini fosse vivo, “Sigarette” sarebbe la sua canzone. Lucio Corsi, invece, come un Philippe Delerm contemporaneo, riesce a rendere piccoli momenti quotidiani delle poesie degne di tutta l’attenzione possibile. Infatti, il momento della sigaretta diventa un pretesto per una riflessione esistenziale, dove ogni boccata scandisce il ritmo dei pensieri tra desiderio e nostalgia. La melodia degli archi, delicata e avvolgente, alleggerisce il testo e lascia spazio a una profondità che (come per ogni brano di Corsi) non si può ignorare.

Voto: 29/30

“Buio” – Eugenio in Via Di Gioia

“Buio” è il singolo con cui gli Eugenio hanno lanciato il loro nuovo album, L’amore è tutto. Dopo dieci anni di carriera, la band ha deciso di portare un tema nuovo e inaspettato: l’amore. Sebbene il gruppo sia conosciuto per le canzoni impegnate socialmente, in questo album si affronta l’amore in modo furbo. A primo impatto, infatti, le canzoni potrebbero sembrare semplici ballate romantiche, ma leggendo tra le righe si scoprono temi più profondi. “Buio” ne è un perfetto esempio: sembra una canzone che parla della mancanza della propria metà, ma in realtà racconta di alienazione, solitudine e delle difficoltà nel costruire relazioni profonde. Un giro di pianoforte ad libitum, un quartetto d’archi e un contrappunto vocale rafforzano il pensiero ossessivo e opprimente espresso dal testo, dove la distanza emotiva sembra difficile da colmare.

Voto: 27/30

“Mangia la mela” – Erica Mou e Carolina Bubbico

“Mangia la mela” è la prima collaborazione tra le due artiste ed è dedicata alle loro figlie, ma anche a tutte le donne di oggi e di domani. Il testo parla di empowerment femminile e di disobbedienza delle imposizioni sociali. Invita le donne a mangiare la mela, appunto, come aveva fatto Eva in un atto di autodeterminazione e non di peccato. La produzione, molto fresca, si avvicina a una salsa donando al brano un carattere irriverente e frizzante, che si sposa benissimo con il significato del testo. Un inno alla ribellione e un invito a riscrivere le proprie regole.

Voto 28/30

“scs” – Crookers e okgiorgio

Questo singolo è tutta una presabene e anche se non hai la presabene a forza di muovere la testa a ritmo di elettronica-techno-house, ti viene.

Avvertenze: in un attimo potreste passare dalla leggerezza all’ingorgo interminabile di pensieri aggrovigliati, ma fa parte del gioco, a quanto pare.

Voto: 29/30

“Reptile Strut” – Calibro 35

I Calibro 35 con “Reptile Strut” annunciano il loro nono album in uscita a giugno. La band ha spiegato, in merito,  che «Il ramarro è un sauro dal colore verde acceso, rapidissimo nei movimenti, ha un incedere scattante e cambia spesso il passo. Per questo è difficile catturarlo. Reptile Strut parte da queste premesse». Il brano, in effetti, spazia dal jazz al rock, per passare al funk, ha una continua interazione tra i vari strumenti e un groove di basso che rimane ben piantato nelle orecchie. 

Voto: 25/30

“Picón” – Populous

Populous campiona la ghiaia vulcanica in alcune zone di Lanzarote per trasformarla nella parte percussiva del brano. Il singolo, che preannuncia l’uscita di Isla Diferente, il nuovo album del producer pugliese, vuole far scoprire Lanzarote dal punto di vista sonoro. “Picón” porta con sé un’energia cosmica potentissima, mistica ed esoterica, che riesce a evocare la forza primitiva e quasi sacrale della natura dell’isola.

Voto: 29/30

“Your Name Forever” – MGK

In “Your Name Forever”, MGK rende un emozionante tributo a Dingo, un amico che è venuto a mancare prematuramente. Il brano si distingue per un sound che alterna strofe rappate a ritornelli energici, di chiara ispirazione rock e metal anni 2000. A rendere ancora più potente questa dedica, MGK è affiancato da alcuni amici di Dingo, tra cui M. Shadows e la chitarra di Synyster Gates, entrambi degli Avenged Sevenfold, Oli Sykes dei Bring Me The Horizon, Mod Sun.

Voto: 24/30

“Morto a galla” – Carl Brave

Carl Brave sta ormai a Roma esattamente come il Colosseo, il maritozzo e i sampietrini che definiscono l’identità della città e raccontano la storia della capitale. È  la voce che narra le sue strade, i suoi angoli, le sue luci e ombre. E proprio le ombre di Roma emergono da “Morto a galla”, che racconta di una città ipocrita e immorale. Il contrappunto delle strofe rap e del ritornello ritmato e orecchiabile, cifra stilistica del cantautore, lo riportano in pista, riportando noi che lo ascoltiamo agli anni d’oro dell’indie italiano.

Voto: 26/30

“Sogni” – I Patagarri

La band, con il sound che richiama la Parigi degli anni ’20, in questo brano si chiede quali siano i sogni di chiunque, soprattutto di personalità socialmente controverse, tra cui fascisti, ladri e terroristi. In un pienone di archi, fiati e percussioni sincopate, che accentuano il carattere scanzonato e ironico della band, il brano si trasforma in un’affermazione universale: alla fine, tutti sognano (anche se a volte sembra impossibile ricordare cosa si è sognato al risveglio). I sogni, in questa canzone, diventano l’elemento che annulla le differenze tra buoni e cattivi, tra persone comuni e straordinarie, mettendo in luce l’umanità condivisa che ci accomuna.

Voto: 26/30

Alessia Sabetta

«Ci scusiamo per il ritardo» e il ripasso del regolamento sui marchi: il racconto della quarta conferenza stampa

Anche la serata cover di questa edizione è giunta al termine e ciò significa che siamo alla fine di questa settimana che si preannunciava con alte aspettative, ma che si è rivelata più noiosa del previsto. Nonostante ciò, il Festival di Sanremo 2025 sta continuando a registrare un buon successo, come emerso dalla conferenza stampa di oggi, 15 febbraio, alla quale erano presenti Alessandro Mager (sindaco di Sanremo), Marcello Ciannamea e Claudio Fasulo (dirigenza Rai), Simona Sala (Rai Radio 2), Carlo ContiAlessia Marcuzzi e Alessandro Cattelan (co conduttori di questa serata). Infatti, i numeri lasciano ben sperare con un 70,8% di share e 13,6 milioni di spettatori, con un picco di ascolti all’annuncio delle vincitrici e una media delle prime quattro serate del 65% di share

Carlo Conti ha preso la parola per fare un bilancio della serata, scusandosi per il ritardo di (ben) sei minuti nella scaletta dovuto alla ripetizione dell’esibizione di Bresh a causa dei problemi tecnici. Nonostante questo, ha sottolineato la sua preferenza per un approccio diretto, senza «fronzoli» o «fuffa». Sul palco dell’Ariston, il suo ruolo di direttore artistico è sempre stato chiaro: un Festival di qualità, senza scandali e polemiche in linea con l’obiettivo Rai. Rispondendo alla domanda su cosa fosse più presente a Sanremo tra cicale e formiche, pur non cogliendo la reference della domanda posta di recente al presidente del consiglio, ha detto che il Festival ha bisogno di un equilibrio tra essere “cicale e formiche”: un po’ di leggerezza, ma anche tanto lavoro nonostante i successi. 

Alessia Marcuzzi ha raccontato come, pur non avendo mai sognato di calcare il palco dell’Ariston, oggi stia vivendo l’esperienza come una vera e propria festa che la riempie di felicità e che può considerare la ciliegina sulla torta della sua carriera.

Anche per Alessandro Cattelan, Sanremo non rappresenta l’ambizione per cui si alza ogni mattina e fa il mestiere del conduttore. Ma, nonostante ciò, si dice molto contento di essere al fianco di Conti e della Marcuzzi. Ha sottolineato che l’improvvisazione è ciò che rende l’intrattenimento più efficace, ed è questo l’approccio che ha deciso di seguire nel corso di questa serata, vivendo la sua partecipazione come una “discussione di tesi”, con l’obiettivo di divertirsi e di portare leggerezza. Ha dichiarato, inoltre, di non aver mai pensato a un suo futuro come successore di Carlo Conti nella conduzione. 

Un paio di questioni sono state toccate in maniera veloce, una di queste il regolamento sui marchi, visti i recenti scandali con la collana di Tony Effe. Per questo, Ciannamea ha parlato della visibilità dei marchi sul palco chiarendo che, secondo il regolamento, nessun logo può essere visibile in modo evidente. Se i marchi non sono riconoscibili, possono essere utilizzati, ma senza inquadrature troppo ravvicinate, ma sarà visibile il nome del marchio nei titoli di coda, poiché la presenza è legata all’artista.

Infine, i co-conduttori hanno condiviso la loro visione dell’esperienza. Alessia Marcuzzi ha sottolineato l’importanza della musica come centro dell’evento e ha dichiarato di voler essere ricordata per gli abbracci e l’energia positiva che porta sul palco. Cattelan, invece, ha parlato della difficoltà di portare leggerezza in un contesto così frenetico, ma ha evidenziato che lo spirito di ironia è ciò che rende il Festival speciale, soprattutto quando la macchina si mette in moto a tutta velocità.

A cura di Alessia Sabetta

Sanremo 2025 – Le pagelle della serata cover

Avevamo riposto tutte le nostre aspettative in una serata cover che risollevasse le sorti di questo Festival, invece anche questa serata ci fa sperare che tutto finisca presto.

Rose Villain con Chiello – “Fiori rosa, fiori di pesco” di Lucio Battisti 
Per Chiello l’esibizione non comincia al meglio ma lasciandosi trasportare dal carisma di Rose Villan si scioglie e con il suo stile ci affascina. Che dire di Rose, calorosa e coinvolgente, ci ha dimostrato di essere impeccabile.  

Voto: 27

Modà con Francesco Renga – “Angelo” di Francesco Renga 
A parte qualche errore di attacco di Kekko tutto nella norma, forse troppo. 

Voto: 24 e targa RENGANEK 

Clara con Il Volo – “The sound of silence” di Simon and Garfunkel
Chiaramente Clara ha provato a dare alla canzone un’interpretazione personale, invece, come potevamo aspettarci, Il Volo ha fatto Il Volo. 

Voto: 24 

Noemi e Tony Effe – “Tutto il resto è noia” di Franco Califano
Prima di tutto, dov’era la collana di Tony Effe? 
Parlando di cose serie: si vede l’impegno da parte di entrambi ma per Tony Effe non è abbastanza. Noemi, con la sua tecnica magistrale meriterebbe 27. Tony invece è sufficiente, ma di poco.

Voto: 23, Noemi, si sa che nei progetti di gruppo c’è sempre qualcuno che lavora di più. 

Francesca Michielin e Rkomi – “La nuova stella di Broadway” di Cesare Cremonini
Esibizione che segue due modalità interpretative diverse: quella di Francesca, meravigliosa e coinvolgente, e quella di Rkomi, stanca e spenta. Peccato.

Voto: 24 

Serena Brancale con Alessandra Amoroso – “If I Ain’t Got You” di Alicia Keys
Serena Brancale ha mostrato, con questo brano, un’altra parte di sé. Si è rivelata essere una cantante poliedrica dal talento e dalla tecnica esemplare. Complimenti. 

Voto: 29

Irama con Arisa – “Say Something” di Christina Aguilera 
L’intesa tra i due cantanti è particolare. Il brano struggente però risulta svuotato di tutti i turbamenti della versione originale, non riuscendo a restituire le forti emozioni che sono narrate dal testo. Performance tutto sommato discreta. 

Voto: 24

Gaia con Toquinho – “La voglia, la pazzia”di Ornella Vanoni
Esibizione dai toni allegri e scherzosi. Gaia ha reso la canzone sua donandole una potente interpretazione personale. 

Voto: 27

The Kolors con Sal Da Vinci – “Rossetto e caffè” di Sal Da Vinci 
Forse la canzone più apprezzata dal pubblico dell’Ariston. Stash preso benissimo. Che dire, i The Kolors hanno thekolorsato.

Voto: 25 e targa mainstream.

Marcella Bella con I Twin Violins – “L’emozione non ha voce” di Adriano Celentano 
Interpretazione molto personale che però perde la tenerezza della versione originale. Una versione forse troppo «forte, tosta, indipendente».  

Voto: 18

Rocco Hunt con Clementino – “Yes I know my way” Di Pino Daniele 
Hunt e Clementino super coinvolgenti. Grande omaggio al maestro Pino Daniele, che termina con un finale emozionale in cui la sua stessa voce chiude l’esibizione. 

Voto: 27 e targa commozione 

Francesco Gabbani con Tricarico – “Io sono Francesco” di Tricarico 
Canzone profonda che Gabbani fa sua rendendola più energica e giocosa. La sua interpretazione funziona ed è coerente.

Voto: 26

Sarah Toscano con Ofenbach – “Overdrive” di Ofenbach 
La canzone passa da “Overdrive” a “Be Mine” diventando un medley. Sarah, perfetta e sicura, dona il suo tocco chic all’esibizione, che risulta assolutamente pazzesca.

Voto: 28

A cura di Maria Scaletta

Lucio Corsi con Topo Gigio – “Nel Blu dipinto di Blu” di Domenico Modugno
L’annuncio del duetto con Topo Gigio aveva suscitato una grande curiosità tra il pubblico. Tuttavia, dopo l’esibizione, viene spontaneo chiedersi se si sia trattato di un colpo di genio o di qualcos’altro. Tutto molto dolce e candido, ma è una di quelle cose su cui bisogna riflettere un po’ per afferrarne davvero l’essenza.

Voto: Lucio sei un patato

Giorgia e Annalisa – “Skyfall” di Adele
Quelle brave della classe, ma studiano a memoria. Una buona interrogazione, ma ci siamo già dimenticati le cose che abbiamo studiato. Però si guadagnano la vittoria. 

Voto: 25

Simone Cristicchi con Amara – “La cura” di Franco Battiato
Potrebbe essere stata una scelta astuta e ben pensata (anche perfettamente legata alla canzone in gara), ma alla fine è una comfort zone.

Voto: 23

Coma_Cose con Johnson Righera – “L’estate sta finendo” di Righeira
Fausto e California iniziano con un duetto piano-voce e l’aspettativa di svegliarsi da questo coma sembra svanire. Poi, grazie all’apparizione mistica di Righera con un paio di occhiali veloci (che lo trasformano in un ciclope), l’operazione “alzarsi dalla sedia e ballare” è completata. Grazie Coma_Cose, sapevamo di poterci fidare di voi!

Voto: 26

Joan Thiele con Frah Quintale – “Che cosa” c’è di Gino Paoli
Questa versione downtempo di “Che cosa c’è” non dispiace affatto, anzi, è un ottimo esempio di cover rivisitata che funziona. I due hanno una bella sinergia, le loro voci si intrecciano alla perfezione e si conferma una delle cose più interessanti fino a questo momento.

Voto: 29

Olly con Goran Bregovic – “Un Pescatore” di Fabrizio De André
Bregović e la Wedding & Funeral Band riarrangiano il brano in versione balcanica e Olly è tutto un presabene. Il risultato è buono, ma disturba la lincenza poetica di Olly − ad un certo punto fin troppo preso bene – che urla che se canti lailallala tutto si risolverà (non lo so Olly). 

Voto: 28

Elodie e Achille Lauro – “A mano a mano” di Riccardo Cocciante e “Folle città” di Loredana Bertè
Un duo ben assortito: nessuno dei due ruba la scena all’altra persona anzi, sembrano a loro agio in quella che potrebbe essere l’esibizione di uno dei loro concerti.

Voto: 25

Massimo Ranieri con Neri per caso – “Quando” di Pino Daniele 
Forse bisognerebbe un attimo rivedere alcune scelte. L’idea non è male, ma la realizzazione lascia a desiderare: i due poli non dialogano poi così bene.

Voto: ritenta (ma anche no), sarai più fortunato 

Willie Peyote con Tiromancino e Ditonellapiaga – “Un tempo piccolo” di Franco Califano
A questo punto della serata sembra siano trascorsi secoli dall’inizio della puntata e l’esibizione, pur non essendo poi così male, passa quasi inosservata nel mezzo di tutto ciò che è successo nelle ore precedenti.

Voto: vorrei votare ma non posso

Brunori Sas con Riccardo Senigallia e Dimartino – “L’anno che verrà” di Lucio Dalla
Brunori si porta sul palco Dimartino e Riccardo Senigallia ed è subito “Festa dell’Unità” con un’esibizione che, pur essendo un po’ rischiosa per la scelta del brano, alla fine trasmette quella sensazione di accoglienza familiare e una bella tavolata di pastasciutta.

Voto: 27 e targa Festa dell’unità

Fedez con Marco Masini – “Bella stronza” di Marco Masini
Ne Avevamo davvero bisogno? Rimaniamo (non è vero) in attesa del prossimo scoop.

Voto: /

Bresh con Cristiano De André – “Crueza De Mä” di Frabrizio De André
Una maledizione sembra essersi abbattuta su questa esibizione: prima il microfono di Bresh non funziona, poi Cristiano De André perde il microfono del mandolino e Bresh non riesce a nascondere la risata disperata di chi pensa “che difficoltà questa vita”. Nonostante tutto si portano a casa una bella esibizione!

Voto: 28 e targa Malocchio

Shablo ft. Guè, Joshua, Tormento con Neffa – “Amor de mi vida” dei Sottotono “Aspettando il sole” di Neffa
Dalla regia (la chat di Musidams) dicono che si tratta di un duetto importante per la scena hip hop italiana. 

Voto: 28 sulla fiducia 🙂

A cura di Alessia Sabetta

Sanremo 2025: Share, Televoto e Novità dalla Terza Conferenza Stampa

Ritmi serrati, trofie al pesto servite a notte fonda e nessun momento iconico hanno caratterizzato l’apertura della 75ª edizione del Festival di Sanremo.

Carlo Conti sembra aver sopportato bene il ritmo della serata, tanto da dichiarare oggi, 12 febbraio, durante la terza conferenza stampa, che i suoi ritmi circadiani sono stati sconvolti, considerando che di solito va a letto alle 21:30. In sala stampa con lui, Alessandro Sindoni (Assessore al Turismo del Comune di Sanremo), Marcello Ciannamea e Claudio Fasulo (dirigenza Rai). A seguire, sono arrivati anche Bianca Balti, Cristiano Malgioglio, Nino Frassica e Damiano David (rispettivamente tre co-conduttori della seconda serata e l’ultimo come ospite).

Prima di aprire alle domande dei giornalisti sono stati toccati due temi: gli ascolti e le modalità di voto. La prima serata ha fatto registrare ben 12,6 milioni di spettatori, con uno share del 63,3%. Nonostante la varietà di età del pubblico, l’83% di questi spettatori apparteneva alla fascia 15-24 anni (l’operazione di rinnovamento voluta da Amadeus sta, ancora e forse per poco, dando i suoi frutti). Per quanto riguarda le modalità di voto, (molto più difficili a dirsi che a farsi) la seconda e terza serata vedono la votazione di radio e televoto (con un massimo di tre voti per ciascuna sessione di voto). La somma dei voti ottenuti da ogni artista nel corso delle puntate farà evidenziare i 5 finalisti che si fronteggeranno durante la finale per la vittoria. 

Carlo Conti ha risposto alle diverse domande, tra cui quella sul tipo di accoglienza che si aspettava, sulle motivazioni dietro le modifiche al regolamento delle votazioni e su inviti a Maria De Filippi ed Elon Musk. Il direttore artistico ha spiegato che i cambiamenti correttivi sono finalizzati a ottimizzare il sistema delle votazioni, per renderlo il più efficiente possibile. Ha poi aggiunto che Maria De Filippi è sempre la benvenuta e al contrario Elon Musk non è invitato perché non avrebbe niente di interessante da dire su quel palco, ma soprattutto non è suo amico. In diverse occasioni ha definito Sanremo come un bouquet di fiori dove brani, artisti in gara, scaletta, ospiti e co-conduttori sono stati scelti con cura per ottenere una composizione il più equilibrata possibile. La seconda e terza serata due serate, ha spiegato, sono state pensate per offrire una varietà di momenti di intrattenimento, con co-conduttori provenienti da diversi ambiti dello spettacolo (come la moda e la comicità) come garante di una narrazione sfaccettata e ricca, ma anche più distesa rispetto alla prima e all’ultima.

Bianca Balti, con la sua presenza, ha messo in ombra gli altri due co-conduttori. Le domande su di lei hanno riguardato principalmente la sua malattia, ma la modella ha risposto più volte di essere lì in veste di professionista, non di malata, aggiungendo che la sua partecipazione vuole essere una celebrazione della vitalità, che si riflette anche negli abiti che indosserà durante il programma. Anche Cristiano Malgioglio ha parlato dei suoi abiti, che saranno ispirati alle dive degli anni ’40. Ha chiesto di essere lasciato libero di esprimere al meglio se stesso, portando ironia, gioia e colore, (e speriamo anche qualche meme, vista la carenza della prima serata).

Damiano David, entusiasta di essere a Sanremo, ha parlato della sua presenza in solitaria, sottolineando che il Festival ha aperto ai Maneskin (senza mai nominarli esplicitamente, ma riferendosi a loro come “la band”) le porte per qualcosa di impronosticabile, ma affrontarlo da solo quest’anno è il canale di veicolazione sana delle sue capacità come singolo. 

In conclusione è stato annunciato lo spoiler della presenza dei Duran Duran che giovedì si esibiranno con un medley e riceveranno un premio alla carriera. Mentre stasera la puntata si aprirà con la sfida delle Giovani Proposte e, oltre a Damiano David, come ospiti il cast del film FolleMente e della fiction Belcanto.

La conferenza si è conclusa in modo sobrio, lasciando però sperare che stasera si possa assistere a qualcosa di più frizzante.

a cura di Alessia Sabetta

Anche se tra poche ore presenterai il Festival di Sanremo, la mamma è sempre la mamma!

Non ci sono più scuse: la settimana più attesa dell’anno è finalmente iniziata e da oggi, 11 febbraio, la popolazione si divide tra chi guarda Sanremo e chi, mentendo, dice di non averci nulla a che fare.

Questa mattina, alla conferenza stampa hanno partecipato Carlo Conti, Alessandro Cattelan, Alessandro Mager (sindaco di Sanremo), Marcello Ciannamea (in rappresentanza della dirigenza Rai), Fabrizio Casinelli (capo ufficio stampa Rai) e Simona Sala (direttrice di Rai Radio 2). In collegamento dalla sala stampa Lucio Dalla, c’erano invece Gabriele Corsi, Bianca Guaccero e Mariasole Pollio, che condurranno il Prima Festival.

Tra le prime dichiarazioni di Conti (oltre al malcontento per il risultato della partita Inter – Fiorentina) c’è stato un chiarimento sulla sua posizione antifascista, in risposta a una domanda emersa ieri durante la conferenza stampa, che aveva scatenato uno dei primi polveroni mediatici. Sempre sul tema dei polveroni è stata chiesta a Simona Sala una riflessione sul filtro della radio riguardo ai testi politicamente scorretti: la direttrice ha risposto prontamente, spiegando che si può parlare di filtro ma non di censura, piuttosto di un’attenzione che porta a chiedersi il motivo per cui gli artisti scrivano certe canzoni che spesso riflettono la realtà della società.

A Cattelan è stata posta una domanda sull’AI e ha risposto che siamo abituati a pensare che l’intelligenza artificiale porterà a una rivolta degli elettrodomestici, mentre in realtà potrebbe rivelarsi una risorsa, se ben utilizzata. Un’altra domanda ha riguardato il gossip che ha coinvolto artisti come Fedez negli ultimi giorni. In merito Cattelan ha risposto in modo deciso, affermando che «Per il gossip si incolpa chi lo fa ma, se vende, significa che qualcuno compra. Se ci dà fastidio dovremmo smettere di fruirne».

Sono emerse anche alcune questioni tecniche: si è parlato delle eccezioni fatte per alcuni brani che superano di poco il limite di 3.30 minuti di durata, delle modalità di voto studiate per rendere omogenei i pesi delle tre giurie e del nuovo sistema per la rilevazione della total audience che non permetterà di confrontare gli ascolti con quelli degli anni precedenti. Anche alcune domande legali sul progetto per la realizzazione del Palafestival e sulla sentenza TAR a cui la Rai ha fatto ricorso hanno trovato risposte chiare, ma piuttosto veloci.

Pochi, invece, gli spoiler sugli ospiti delle serate: Carlo Conti ha annunciato la presenza di Bennato giovedì sera e il medley preparato da Jovanotti per la sua esibizione che inizierà dall’esterno dell’Ariston con diversi percussionisti.

Dall’altra sala stampa Guaccero, Corsi e Pollio hanno espresso entusiasmo nel lavorare insieme sottolineando che, nonostante le diverse età, esperienze e background artistici, hanno visto nei loro occhi la stessa felicità nel partecipare al Festival. Tra dolci ricordi dei tre riguardo ai Festival in cui erano semplici spettatori hanno dichiarato che il Prima Festival è da considerarsi un buon antipasto (e non l’apertivo, come l’aveva definito uno dei giornalisti), per la portata centrale, che si spera eccellente. 

La conferenza si è chiusa con un Carlo Conti molto emozionato che ha ricordato sua madre, che gli ha insegnato valori come il rispetto e l’onestà, ma che non era una brava cuoca. Non ha ricordi particolari legati alla tavola durante i Festival. 

Ha poi scherzato dicendo che mangerà «uno spaghettino verso le 19, veloce ma senza aglio». Data l’importanza della serata, speriamo che non gli causi problemi intestinali. 

Intanto attendiamo con impazienza le poche ore che ci separano dall’evento per eccellenza del panorama nazionalpopolare!

A cura di Alessia Sabetta

Holden a Hiroshima Mon Amour: la tappa torinese del tour prima della chiusura 

Con un sold out a poche ore dal concerto, una schiera di fan in attesa dalle 7.30 del mattino e numerosi genitori in veste di accompagnatori relegati al fondo della sala, Holden (nome d’arte di Joseph Carta) è stato accolto a Hiroshima Mon Amour, dove il 26 novembre ha avuto luogo la terzultima data del suo tour. 

Holden esordisce nel 2019, con la pubblicazione del suo primo EP Il giovane Holden (come omaggio al libro da cui si è fatto ispirare nella scelta del nome d’arte), riesce a farsi più spazio nel panorama musicale con la partecipazione ad Amici 23 dove, nonostante le numerose controversie con Rudy Zerbi e la minaccia di lasciare la scuola, non solo pubblica ben quattro singoli, ma accede anche alla finale. 

Baggy Jeans neri, t-shirt nera e scarpe bianche: è salito così sul palco torinese, accompagnato da Simone Ndiaye (basso), Steven Viol (batteria), Ilaria Boba Ciampolini (tastiere) e Federico Ciancabilla (chitarra).

foto di Alessia Sabetta

Il live è durato un’ora, senza la pretesa di prolungarsi oltre il necessario: alcuni brevissimi interventi introduttivi a qualche brano, numerosissimi daje urlati per caricarsi e rimarcare la sua provenienza romanissima e una breve uscita dal palco prima dello special, sono stati gli unici momenti in cui non ha cantato. Per il resto del tempo, i brani in scaletta sono stati sviscerati con l’emozione dell’artista che − nonostante le diverse già diverse date del tour − ha lasciato trasparire l’emozione di trovarsi in quel posto circondato dall’amore genuino di coloro che si trovavano in sala. 

Il concerto è stato scandito da diversi momenti: dopo l’apertura energica con “roma milano.”, brani come “Ossidiana” e “Cadiamo insieme” hanno preceduto il momento più intimo della serata, quando accompagnandosi alla tastiera ha eseguito un mashup tra “Bella d’estate” di Mango e la sua “Non fa per me”; per poi cantare “Grandine”, uscito solo poche settimane fa, in featuring con Mew (sua compagna nella scuola di Amici), e infine chiudere con un’altra esecuzione di “Grandine” e “Nuvola” per lo special.

foto di Alessia Sabetta

È sempre bello vedere artisti che non bruciano nessuna tappa prima di ritrovarsi in enormi palazzetti senza avere l’esperienza giusta (o l’attitudine) per poter reggere i numeri dell’industria musicale contemporanea. Holden ne è un piacevole esempio: nonostante il successo ottenuto in modo rapidissimo con Amici, è partito da piccoli instore e ora sta facendo il primo tour nei club italiani con diversi sold out, senza l’esigenza di palchi più grandi su cui esibirsi fin da subito.

Si sente la ricerca nella scrittura ed è anche molto preparato tecnicamente (si, visti i tempi risulta necessario far notare quando un cantante è intonato!), però − vuoi l’emozione, vuoi che si tratta del suo primo tour − la presenza scenica risulta ancora un po’ acerba, seppur con un ampissimo margine di miglioramento all’orizzonte. D’altra parte a seguirlo è Marta Donà (la stessa manager di Angelina Mango e Marco Mengoni, tra i vari nomi) che di certo ne saprà trarre la linfa, come ha già fatto in passato con altri!

a cura di Alessia Sabetta

Al Flowers Festival, dopo la tempesta arriva Fulminacci

Sono le 21:30 dell’11 luglio e il maltempo sembrava pronto a boicottare una delle ultime date del Flowers Festival. Dopo qualche speranzosa preghiera, Mazzariello sale sul palco solo mezz’ora dopo, dando così inizio alla terzultima serata del festival.

Il compito del musicista napoletano, accompagnato alle tastiere da Giuseppe Di Cristo, è quello di apertura a Fulminacci. Nonostante si tratti di un incarico sempre abbastanza difficile, Mazzariello viene promosso a pieni voti dal pubblico: ne coinvolge una buona parte grazie alla parlantina spigliata nonostante l’emozione, e riesce a farsi accompagnare da un bel coro. Saluta il pubblico con “Pubblicità progresso” − brano conosciuto in quanto colonna sonora della serie Summertime − che unisce alla cover del brano di Frah Quintale ft Giorgio Poi, “Missili”. 

Dopo un (non molto rapido) cambio palco si abbassano le luci, i musicisti si posizionano sulla scena e parte una sorta di messaggio preregistrato. Inizialmente chiede di spegnere i cellulari ma poi, correggendosi, chiede non solo di tenerli accesi e di fare qualche storia per Instagram, ma anche di ricordarsi di taggare tutta la band, compreso il tastierista «che sennò si offende». 

foto di Alessia Sabetta

Sale sul palco Fulminacci − vestito da un completo giacca gilet + pantaloncino in silver e maglietta della Nasa, con scritto “Spacca” − con la chitarra e, sullo sfondo del ledwall, con “Borghese in Borghese” inizia il concerto.

Fulminacci in live è come l’aglio nell’olio: sfrigolante e un ottimo insaporitore. Di sicuro la band di supporto (composta da Roberto Sanguigni al basso, Lorenzo Lupi alla batteria, Riccardo Nebbiosi al sax baritono e tenore, Giuseppe Panico alla tromba, Riccardo Roia alle tastiere e Claudio Bruno alla chitarra), conferisce il quid in più per trasformare una semplice “Aglio e olio” in una buonissima AglioOlio&Peperoncino. La dimensione del live è curata benissimo: i musicisti si muovono sul palco coreografando dei passetti di danza semplici ma d’effetto, che ben si incastrano con l’atmosfera musicale un po’ anni ‘80. Dal vivo, infatti (più che in studio), sono enfatizzate quelle sonorità underground hip hop e funk con i tempi in levare e l’accompagnamento energico dei fiati. 

foto di Alessia Sabetta

Ovviamente, non manca il momento malinconico al pianoforte sulle note di “Le biciclette” e “Una sera” e l’arrivo a sorpresa di Willie Peyote per “Aglio e Olio”. Dopo la momentanea uscita di scena, gli artisti salgono nuovamente sul palco per poi congedarsi definitivamente dopo Tommaso e «la canzone con cui ho perso il Festival di Sanremo», “Santa Marinella”, accompagnata dal canto a cappella e ad libitum del pubblico incitato dagli artisti sul palco. 

Un live, quello di Fulminacci, degno di essere chiamato tale: buon intrattenimento, buona musica, pubblico soddisfatto e artisti altrettanto. What else?

a cura di Alessia Sabetta

Elio e le Storie Tese: il tempo passa ma loro restano

Ultime luci della giornata sul pubblico del Flowers Festival, palco leggermente illuminato. Una voce cadenzata, da dietro le quinte, inizia a recitare un’omelia per ascoltare musiche un po’ stupide «che acquisiscono un senso sotto il segno del Cristo». Verrebbe da chiedersi perché ci si è ritrovati in una messa indesiderata durante una serata d’estate, precisamente quella del 6 luglio. Invece, è il concerto di Elio e le Storie Tese che aprono così lo show del tour “Mi resta solo un dente e cerco di riavvitarlo”, entrando in scena tutti vestiti di bianco. 

Un concerto all’insegna della musica sparkling, come spesso ripete Elio, tra prosa e poesia, fiabe e attualità. Tanti sono i momenti di interazione con il pubblico in cui Faso (bassista) e Vittorio Cosma (tastiere) raccontano aneddoti per presentare alcuni brani: come la narrazione tratta dal libro di fiabe per analfabeti per “Il vitello dai piedi di Balsa” o la descrizione delle fasi di trasformazione da uomini a “Servi della gleba”

foto di Alessia Sabetta

Sulla scena anche Cesareo (chitarra), seduto un po’ in disparte; Paola Folli (voce, cori, tamburello); Antonello Aguzzi (tastiere e coro); Paolo Rubboli e Riccardo Marchese (batteria e percussioni). Questi ultimi due, i più giovani, sono costretti tramite una cerimonia, a scambiarsi le postazioni per un’imposizione dello SBURRE − il Sindacato Batteristi Uniti per il Rock and Roll Elvetico − al fine di non far terminare i colpi a disposizione. Rubboli e Marchese, in realtà, sono i sostituti di Christian Meyer che − tramite un annuncio − aveva spiegato che, a causa della sua passione per i pinoli, ne aveva fatto un consumo eccessivo tanto da provocargli «effetti imprevedibili ed indesiderati» da non poter prendere parte al tour. A grande sorpresa però, per il bis, appare sul palco, presentato come il direttore dello SBURRE, Fritz Meyer, fratello gemello di Christian. Il batterista, teletrasportatosi dal quartiere generale a causa del termine dei colpi disponibili, si assume il compito di sopperire al disagio e, per quanto i due ragazzi siano tecnicamente preparati per stare dietro alla band, appena Meyer impugna le bacchette, si sente subito la differenza. 

L’immancabile Mangoni vestito da Supergiovane, soubrette con le ali fucsia da danza del ventre, in completo total silver o rosso a cuoricini bianchi, completa l’allegro quadretto arrampicandosi sulle impalcature e saltellando o ballando qua e là.

foto di Alessia Sabetta

Lo spettacolo è tutto quello che ci si potrebbe aspettare dalla stravagante band: ironia, pungenti battute a sfondo politico, irriverenza e consapevolezza che è tutto ciò che la cancel culture abolirebbe. Nonostante il tempo sembri aver fatto il suo decorso anche per loro, i fan continuano a incitarli a suon di “forza Panino” perchè, malgrado tutto, gli Elio continuano a risultare sempre geniali e musicalmente molto più che validi. 

a cura di Alessia Sabetta

Venerus è una scatola di cioccolatini e al Flowers Festival se n’è assaggiato qualcuno

Venerus è una di quelle scatole di cioccolatini con i gusti assortiti e le combinazioni più improbabili. “Istruzioni”, per esempio − brano d’apertura dell’album Il Segreto − il 3 luglio al Flowers Festival è un cioccolatino fondente (80%) con ripieno all’ananas e cocco. La canzone, come il cioccolato fondente, ha la capacità di farti piangere al primo accordo; ma è stata riarrangiata per l’occasine con una base hawaiana dalle vibes da cocktail nel cocco e ghirlanda di fiori. «Se dovete dichiaravi a qualcuno fatelo adesso», l’ha presentata così al pubblico un po’ stranito dalla (piacevole) dissonanza.

Nella stessa scatola anche il cioccolatino al latte: semplice, mai stucchevole e sempre apprezzato come “Sei acqua” − anche questa riarrangiata per l’occasione − pianoforte e voce. Lui, emozionato e con la voce spezzata sul finale, fa sì che il pubblico si chiuda in un abbraccio collettivo, perché in fin dei conti la canzone – che nella versione originale vede la collaborazione con Mace e Calibro 35 – fa sentire tutti gli ultimi romantici.  Poi la cover di “Vita spericolata”, il cioccolatino un po’ liquoroso, quello che rimane sempre alla fine, per gli amanti del genere o per i più temerari che pur di mangiare della cioccolata accettano di ingurgitare il liquidino amaro.  

foto di Alessia Sabetta

Una box alla tuttuigusti+1 che fa accettare la possibilità di un cioccolatino meno buono, perché l’esperienza di assaggio vale molto di più. Del resto, l’artista ha la capacità di coniugare tantissimi generi musicali spaziando dal R&B, al soul, al Jazz, per creare brani che, come pralinati ben fatti, sono paragonabili a dei gioiellini.

Cioccolatini a parte, Venerus, attualmente è tra le voci e penne più interessanti del panorama musicale italiano e ciò che lo contraddistingue è che incarna l’ideale di libertà.  

Sul palco non sembra essere incatenato da codici di comportamento particolari: semplicemente, stabilizzato sulla sua frequenza (cfr Resta qui), si lascia guidare dall’istinto, si muove in balli ondeggianti, si prende qualche istante per un sorso di whisky qua e là, ride mentre canta. Addirittura, interrompe il concerto per una cerimonia di incoronazione del tecnico di palco come principe di Torino. Cerimonia degna d’essere chiamata tale, con una corona (di fiori confezionata meticolosamente da lui stesso, ma sgualcita dopo essere rimasta conservata in tasca) e un’aura tra il sacro e l’onirico, che Buñuel a stento sarebbe riuscito a ricreare.In tutto ciò, il pubblico sembra non essere sorpreso perché da Venerus ci si potrebbe aspettare qualsiasi cosa e proprio per questo nessuno si fa domande, accettando tutto per come viene, perché Vinnie è libero e questo il suo pubblico lo sa.

foto di Alessia Sabetta

Quindi si: Venerus è una scatola di cioccolatini di cui non si può fare a meno, anche se ci sono gusti improbabili o c’è il rischio di incappare in quello che ti fa storcere il naso.  Ma si tratta pur sempre di (un buon) cioccolato ed è difficile non apprezzarlo.  

a cura di Alessia Sabetta

Der fliegende Hollander al Teatro Regio e la lettura di un Wagner più psicologico del necessario

Dopo la presentazione durante la conferenza-concerto al Piccolo Regio, Der fliegende Holländer – L’Olandese Volante è andato in scena l’8 maggio per l’Anteprima Giovani (rassegna del Teatro Regio quasi giunta alla fine della stagione 2023-2024). 

L’opera lirica in tre atti, composta da Richard Wagner (che ne è anche il librettista) nel 1843, è incentrata su una leggenda nordica. Il protagonista, l’Olandese, è il capitano di una nave, condannato a navigare per l’eternità senza poter mai toccare terra, a meno che non trovi una donna che si innamori di lui e gli sia fedele fino alla morte.

L’Ouverture eseguita a sipario chiuso ha aumentato l’attesa e la suspence ma allo stesso ha fatto sì che gli spettatori, non distratti dalla scenografia, fossero rapiti dalla magnifica sinfonia wagneriana.

Dalla cartella stampa del Teatro Regio

Il regista Willy Decker, ha realizzato un allestimento minimalista total white: una stanza quadrata obliqua, sfruttando il gioco dell’inclinazione del palco, creava un effetto ottico che risulta un po’ straniante. Ispirandosi alle pareti di un museo d’arte in cui siamo seduti ad ammirare un quadro con il mare in tempesta come quelli della scuola fiamminga del XVII secolo, l’atmosfera generale risulta magrittiana e riprende sia i colori che l’essenza dei personaggi di opere come L’impero della luce o Golconda.

Anche le scene, realizzate da Wolfgang Gussmann, risultano alquanto minimali. Un fondale rosso e uno blu in contrasto con le pareti bianche per una maggiore suggestione visiva e un’intuizione geniale: una porta automatizzata e dalle notevoli dimensioni da cui escono le cime della nave di Daland da poter ancorare al palco, che rimandano alla riva in cui si trova anche il veliero olandese. In scena vengono inseriti pochi oggetti essenziali e quotidiani: sedie, tavoli, bottiglie e una tovaglia, che creano una maggiore coesione visiva e una dimensione rituale-popolare da parte dei cantanti del coro del Teatro Regio e del Maghini in relazione allo spazio e al tempo scenico del libretto in cui le donne filano e i marinai brindano. Stesso nome per la realizzazione dei costumi – scelti attentamente effettuando una corretta ricerca dei tessuti, dei materiali e delle fogge – per i quali si è voluto rimanere nei canoni classici di vestizione.

Hans Tölstede, alla luminotecnica, è stato in grado di far immergere lo spettatore grazie ai giochi di luci fredde, calde e colorate per ricreare la dimensione concitata e spaventosa del mare in burrasca, sul corpo del cantante interprete dell’Olandese o sulle pareti con la costruzione delle ombre. 

Dalla cartella stampa del Teatro Regio

La sezione corale, affidata a Ulisse Trabacchin, ha reso vive e dinamiche le scene amplificando i sentimenti dei personaggi principali immersi nella tempesta di emozioni contrastanti della storia d’amore, destinata in breve tempo a cessare. La giovane Senta (interpretata dal soprano Johanni Van Oostrum), innamorata della leggenda dell’Olandese e desiderosa di salvarlo, viene promessa all’Olandese (il baritono Brian Mulligan) dal padre Daland (il basso Gidon Saks), in cambio di una ricca ricompensa nonostante l’amore non corrisposto del cacciatore Erik (il tenore Robert Watson). Il Cast dei cantanti primi si è destreggiato egregiamente pur facendo fronte a una partitura complessa che richiede struttura vocale compatta, buon fraseggio e grande capacità di controllo diaframmatico nel reggere le tessiture articolate della composizione wagneriana. Particolare nota al baritono per il bellissimo colore vocale e alla significativa morbidezza nell’emissione e al soprano per l’elegante registro centrale e alla grande facilità di emissione degli acuti.

Infine, non per importanza, la direzione orchestrale affidata alle mani sapienti della direttrice d’orchestra Nathalie Stutzmann, è apparsa ricca, innovativa e in grado di far evocare alle menti il mare, la tempesta e le atmosfere drammatiche. Il volume di tutti gli strumenti è rimasto morbido per tutta l’esecuzione e le dinamiche non sono mai risultate impetuose come ci si aspetterebbe dall’esecuzione di qualsiasi brano di stampo wagneriano. 

L’Olandese Volante si conclude con un finale tragico in cui risaltano i temi della redenzione attraverso l’amore fedele e il sacrificio di Senta che, gettandosi in mare, rompe la maledizione dell’uomo che ama. Nella rappresentazione, tuttavia, Senta non si getta nelle onde del mare, ma si accascia in mezzo alla stanza generando una lettura più cerebrale dell’opera. Rimane quindi un amaro in bocca dovuto al mancato lieto fine e alla necessità di rileggere la storia e i tumulti dei personaggi in una chiave molto più psicologica di quella presentata da Wagner. La serata si è così conclusa con la consapevolezza di aver assistito a qualcosa di potente come solo Wagner avrebbe potuto concepire, pur con qualche perplessità sulla staticità della scena (mai modificata nel corso dell’opera). 

a cura di Angelica Paparella e Alessia Sabetta